La movimentazione delle macchine da terra: come agire nel rispetto della sicurezza sul lavoro

Sui luoghi di lavoro, specialmente quelli edili, di manovalanza o di manutenzione, esistono moltissimi macchinari che possono mettere a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori, in particolar modo – ovviamente – quando non sono utilizzati nella maniera più idonea. Gli imprevisti e gli incidenti, si sa, possono capitare in qualunque occasione, ma è sempre bene cercare di prevenire il più possibile queste evenienze, cercando di utilizzare nella maniera più corretta tutti questi macchinari.

Alcuni di questi rischi sono legati alla movimentazione della macchine da terra e, quindi, al suo necessario macchinario, che risponde proprio al nome di macchina movimento terra (conosciuta nel gergo anche attraverso il suo acronimo, MMT). Prima di mettersi alla guida o di scegliere qualcuno da mettere alla guida delle macchine movimento terra, occorre essere certi di disporre della giusta preparazione, della giusta esperienza e delle giuste competenze, tutte utili a rispettare le norme e le regole di sicurezza e, di conseguenza, a evitare i pericoli più comuni legati a questa attività lavorativa.

Ma quali sono questi pericoli a cui stiamo facendo riferimento? I pericoli legati alla movimentazione delle macchine da terra sono i seguenti:

  • gli incidenti, collegati ad una manovra eseguita in maniera scorretta, che può portare il macchinario a perdere l’equilibrio e a urtarsi contro qualcosa o qualcuno;
  • gli scontri tra mezzi, molto tipici all’interno dei cantieri, in cui lo spazio destinato al passaggio di questi macchinari è sempre molto stretto, specialmente quando si devono effettuare delle manovre particolari;
  • ribaltamenti, che spesso sono causati dal peso del macchinario stesso o dallo stato del terreno sul quale si sta guidando. La conseguenza di un ribaltamento può essere un incidente, in cui le persone coinvolte possono essere il guidatore, che potrebbe essere schiacciato dal macchinario stesso, ma anche le persone che si trovano vicine al macchinario.

Altri rischi da non sottovalutare sono quelli legati agli schizzi e agli spruzzi di materiali, che possono essere molto pericolosi per chi si trova nelle vicinanze della macchina movimento terra.

Visti tutti i pericoli e tutti i rischi derivanti dalla movimentazione delle macchine da terra, è il momento di capire come agire nel rispetto della sicurezza sul lavoro in tutte le fasi dell’utilizzo di queste macchine.

La prevenzione dei rischi derivanti dalla movimentazione delle macchine da terra prima dell’effettivo utilizzo

Per movimentare correttamente e nel rispetto dei principi della sicurezza sul lavoro le macchine da terra, occorre essere a conoscenza di alcune regole, le quali derivano da una attenta valutazione dei rischi e che vengono messe per iscritte all’interno dei piani generali sulla sicurezza.

La prima fase di movimentazione delle macchine da terra è, ovviamente, quella precedente all’effettivo utilizzo: pur essendo precedente all’utilizzo vero e proprio, è comunque necessario agire nel rispetto delle normative vigenti.

Questa prima fase consiste in un controllo, sia interno sia esterno, del macchinario:

  • dal punto di vista interno, il macchinario deve essere correttamente funzionante. In questo senso, vanno analizzati il sistema dei freni, quello delle manovre e così via;
  • dal punto di vista esterno, invece, occorre analizzare quello che si trova intorno al macchinario, escludendo la presenza di persone, di ostacoli e di altri elementi che potrebbero causare il ribaltamento del macchinario, con un conseguente incidente.

Completata questa fase, è possibile mettersi effettivamente alla guida del mezzo: scopriamo insieme come nel prossimo ed ultimo paragrafo!

La prevenzione dei rischi derivanti dalla movimentazione delle macchina da terra durante e dopo l’effettivo utilizzo

La fase immediatamente successiva a quella del controllo (interno ed esterno), ovvero la seconda fase, consiste nell’effettivo utilizzo del macchinario e, quindi, della guida. In questa importantissima fase, occorre innanzitutto che il guidatore abbia tutte le competenze necessarie per mettersi alla guida di un macchinario come la macchina movimento terra.

Una volta che si è sul mezzo, bisogna poi prestare una minuziosa attenzione a tutto ciò che si trova nel circondario, a partire dal terreno, che può essere più o meno favorevole. Inoltre, bisogna evitare di eseguire delle manovre troppo brusche (proprio al fine di evitare eventuali incidenti) e, se lasciato per un secondo il macchinario, occorre inserire i freni.

L’ultima e terza fase è quella successiva alla guida del macchinario: non è sufficiente scendere dalla macchina movimento terra, ma occorre effettuare ulteriori controlli. Innanzitutto, il macchinario va lasciato in un luogo stabile e sicuro, analizzando approfonditamente il terreno di quel posto. Dopodiché, ecco le regole su come va lasciato il macchinario:

  • deve essere chiuso a chiave;
  • freni devono essere inseriti;
  • al suo interno non va lasciata nessuna attrezzatura.

Per concludere, va detto anche che nel caso in cui la macchina movimento terra avesse bisogno di riparazioni o di manutenzioni, occorre sempre seguire queste regole, nel rispetto della propria salute e della propria sicurezza, ma anche di quelle delle persone che lavoreranno per riparare o per controllare il mezzo.

Intelligenza artificiale e sicurezza sul lavoro

Negli scorsi mesi, ovunque e per lungo tempo si è sentito parlare delle intelligenze artificiali, che secondo gli studi e le ricerche più recenti possono essere di grande aiuto e di grande supporto da moltissimi punti di vista, compreso quello lavorativo. Oltre ad essere utili per non aggravare troppo sui lavoratori, le intelligenze artificiali possono essere utili anche per un aspetto molto importante per il settore e per il mondo del lavoro: la sicurezza.

In questi termini, l’intelligenza artificiale (anche conosciuta attraverso il suo acronimo, che è IA) può migliorare la sicurezza sul lavoro, ad esempio prevenendo gli eventuali infortuni, riducendo il numero di eventuali incidenti e limitando le eventuali malattie professionali, tutti aspetti causati proprio dalle attività lavorative svolte in non totale sicurezza.

Ma, quindi, come si può definire il rapporto tra intelligenza artificiale e sicurezza sul lavoro? Cerchiamo di scoprirlo insieme in questo articolo e nei prossimi paragrafi, in cui capiremo quali sono gli effetti che l’intelligenza artificiale ha nei confronti della sicurezza sul lavoro e in cui elencheremo quali sono i vantaggi dell’impiego dell’intelligenza artificiale a questo scopo.

Che effetti ha l’intelligenza artificiale per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro

Prima di entrare nello specifico di questo argomento importantissimo per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, occorre specificare che cosa è l’intelligenza artificiale (IA): per darne una definizione breve e soddisfacente, possiamo dire che l’intelligenza artificiale è la combinazione di diverse tecnologie, caratterizzate da una certa potenza.

Inoltre, l’intelligenza artificiale in qualche modo imita il comportamento dell’essere umano (senza il quale non potrebbe nemmeno esistere), ma è decisamente più capace e più in grado rispetto all’essere umano di fronteggiare alcune sfide e di risolvere alcuni problemi che sembrano impossibili. Oltre a questa risoluzione di sfide e di problemi, l’intelligenza artificiale ha un enorme talento: quello di ridurre i rischi (analizzati attraverso una attenta ed approfondita valutazione dei rischi) sul luogo di lavoro di dieci volte in più rispetto alle normali e semplici regole applicate da ogni lavoratore.

Va detto che di intelligenze artificiali ne esistono davvero tante: quella più specificatamente utile per quanto riguarda il tema della sicurezza sul lavoro è l’Internet of Thing (anche conosciuto come IoT). Ma che cosa è questo Internet of Thing? E in che cosa consiste? L’Internet of Thing è una particolare intelligenza artificiale, unica nel suo genere, e la sua funzione primaria è quella di monitorare e di controllare tutto, dal funzionamento delle macchine alle postazioni di lavoro, passando anche per il controllo dei dipendenti. Tutto questo è possibile grazie alla presenza di alcuni piccolissimi sensori, attraverso cui possono essere rilevati i vari ed eventuali rischi e i vari ed eventuali pericoli, al fine di ridurli e di evitarli.

Per riassumere, quindi, l’intelligenza artificiale ha degli effetti importanti per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro: il più importante è senza ombra di dubbio quello di limitare i rischi per i lavoratori.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la sicurezza sul lavoro

Utilizzare un’intelligenza artificiale per la sicurezza sul lavoro (come consigliato in moltissimi piani generali di sicurezza) porta con sé un altissimo numero di vantaggi. Scopriamo dunque, insieme, quali sono i principali di questi vantaggi.

  • La possibilità di automatizzare le attività più pericolose: le intelligenze artificiali possono controllare i robot destinati alla produzione e, inoltre, possono completare quelle attività che per l’essere umano sarebbero troppo pericolose o usuranti.
  • La possibilità di controllare le varie attrezzature: le intelligenze artificiali sono molto utili anche nel monitoraggio e nel controllo di tutte le varie attrezzature che quotidianamente vengono usate dai lavoratori. Un eventuale malfunzionamento di queste attrezzature potrebbe causare diversi e molteplici danni e, per questo motivo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresenta un grande vantaggio.
  • La possibilità di monitorare i dipendenti: le intelligenze artificiali, tra le altre funzioni, svolgono anche quella di controllare e monitorare i dipendenti. Questa funzione di controllo sembra essere molto utile nella prevenzione della diffusione dei virus e delle malattie professionali, così come nella prevenzione di incidenti e di infortuni. Oltre a monitorare i dipendenti, le intelligenze artificiali danno anche modo di monitorare eventuali molestie, le quali rappresentano un problema piuttosto grave all’interno del settore lavorativo: grazie alle intelligenze artificiali, però, questo problema può essere contenuto e limitato.
  • La possibilità di ridurre gli errori umani: molto spesso, la causa degli infortuni o degli incidenti sul luogo di lavoro sono proprio gli errori umani, i quali sono a loro volta causati dalla stanchezza e dallo stress a cui spesso i lavoratori sono esposti. Le intelligenze artificiali sono molto funzionali anche in questo senso, dal momento che possono rendersi conto della stanchezza dei lavoratori e mandare dei segnali che li avvisino del potenziale pericolo, prima che gli infortuni o gli incidenti si verifichino in maniera effettiva.

Scarpe antinfortunistiche: tutto quello che c’è da sapere

Non tutti i lavoratori sono tenuti ad indossarle sul luogo di lavoro (a seconda di quale attività lavorativa si svolga), ma tutti ne hanno sentito parlare almeno una volta nella vita: stiamo parlando delle scarpe antinfortunistiche, anche conosciute come le scarpe di sicurezza. Ed è proprio per la sicurezza dei lavoratori che viene raccomandato l’utilizzo di queste scarpe, dal momento che la loro funzione è quella di proteggere il piede durante le ore di lavoro, fornendo un sostegno contro diverse tipologie di rischio.

Abbiamo già specificato che non tutti i lavoratori hanno l’obbligo di indossarle durante le loro prestazioni lavorative: le categorie più coinvolte in questo utilizzo, invece, sono quella dei manovali, quella degli elettricisti, quella degli operai e in alcuni casi anche quella dei professionisti della ristorazione e dei professionisti della sanità. A seconda della categoria, le scarpe antinfortunistiche possono essere molto diverse: alcune sono state progettate per essere impermeabili, altre per essere isolanti, altre ancora per proteggere il piede da eventuali urti. In altre parole, esiste una tipologia di scarpa antinfortunistica per ogni categoria di lavoratori che ne ha bisogno.

Le tre tipologie di scarpe antinfortunistiche

Più nello specifico, le scarpe antinfortunistiche (che per essere definite tali devono riportare il simbolo CE), possono essere suddivise in tre categorie, ognuna delle quali contraddistinta da alcune caratteristiche:

  • le calzature da lavoro, testate secondo la norma ISO 20347, sono solitamente delle scarpe idro-repellenti e, spesso, sono dotate di una particolare soletta che escluda la possibilità di una perforazione;
  • le calzature di sicurezza, testate secondo la norma ISO 20345, sono caratterizzate dalla presenza di un puntale piuttosto rigido, capace ci proteggere il piede da un colpo pari alla caduta di un peso di circa 20 kg e da circa un metro di altezza;
  • le calzature di protezione, testate secondo la norma ISO 20346, dispongono di un puntale meno rigido rispetto alle calzature di sicurezza, e sono in grado di proteggere il piede sempre da un colpo pari alla caduta di un peso di circa 20 kg, ma da solo circa mezzo metro di altezza.

Scarpe antinfortunistiche: cosa dice la normativa

Essendo le scarpe antinfortunistiche un necessario Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) pensato per garantire la sicurezza sul lavoro, esistono delle normative proprio riguardanti questa tematica.

Più nello specifico, la normativa di riferimento è il Decreto Legislativo n. 81 del 2008: all’interno di questo decreto, viene stabilito l’obbligo di indossare le scarpe antinfortunistiche nel corso dello svolgimento di tutte le attività lavorative che possono mettere a rischio la salute del piede. Inoltre, in questo decreto, vengono anche riportate le attività lavorative che sono tenute, secondo i piani generali di sicurezza, a indossare queste scarpe. Queste attività lavorative sono le seguenti:

  • lavori sui tetti;
  • lavori stradali e di genio civile;
  • lavori su impalcatura e di demolizioni;
  • lavori di rustico;
  • lavori in calcestruzzo, con montaggio e smontaggio;
  • lavori in cantieri edili.

Questa lista di attività è ovviamente solo parziale e per tutte queste categorie è raccomandato l’utilizzo di scarpe anti-perforazione.

Altre categorie di lavoro, che secondo il Decreto Legislativo n. 81 del 2008 richiedono l’utilizzo di scarpe antinfortunistiche, ma senza la soletta anti-perforazione, sono le seguenti:

  • stabilimenti metallurgici;
  • lavori di trasformazione e di manutenzione;
  • lavori nell’industria della ceramica;
  • costruzioni navali;
  • lavori edili di impianti di riscaldamento.

Scarpe antinfortunistiche: i rischi di chi non le indossa

Oramai lo abbiamo capito: per alcune specifiche categorie lavorative (tra cui quelle che abbiamo elencato), indossare le scarpe antinfortunistiche è obbligatorio e, di conseguenza, i rischi di chi non le indossa sono molto alti. L’obbligo di indossare queste scarpe, infatti, deriva da una approfondita valutazione dei rischi, attraverso cui vengono definiti appunto tutti i rischi che ogni lavoratore che si rifiuta di indossare le scarpe antinfortunistiche corre quotidianamente. I rischi corsi, banalmente, riguardano la salute e la sicurezza dei lavoratori, che possono ferirsi, più o meno gravemente.

I lavoratori, però, non sono gli unici a rischiare: esistono, in ogni azienda, delle figure professionali che si occupano proprio del controllo della sicurezza e della verifica del fatto che i lavoratori seguano tutte le regole per la loro sicurezza. Queste figure professionali sono il datore di lavoro, il responsabile del luogo di lavoro e il RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e di Portezione): ognuno di loro ha dei compiti precisi per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, ma tutti devono verificare che le regola vengano seguite dai lavoratori, che non possono permettersi di mettere a rischio la propria salute.

Nel caso di queste tre figure professionali, il rischio non riguarda sicuramente la salute, ma riguarda il settore amministrativo: in particolar modo il datore di lavoro, nel caso in cui i suoi dipendenti non indossino le scarpe antinfortunistiche ove e quando richiesto, è tenuto a pagare delle sanzioni amministrative, più o meno esose; nei casi più gravi, inoltre, può anche essere previsto l’arresto.

Testo unico sulla sicurezza: le novità di gennaio 2023

In tema di lavoro e soprattutto di sicurezza sul lavoro, il testo da prendere come riferimento è senza ombra di dubbio il Testo unico sulla sicurezza: questo testo, che coincide con il Decreto Legislativo 81/2008, infatti è il punto di riferimento dal punto di vista legislativo per quanto riguarda il tema della sicurezza e della salute dei lavoratori e, proprio per questo motivo, viene aggiornato costantemente con le ultime novità necessarie in merito a questo tema così importante.

Il Testo unico sulla sicurezza consultato fino all’inizio del 2023 era aggiornato al mese di agosto del 2022: con l’inizio del nuovo anno e, quindi, con il mese di gennaio l’INL (ovvero l’Ispettorato Nazionale del Lavoro) ha aggiornato nuovamente questo testo, inserendo alcune importanti novità, che elencheremo nel corso di questo articolo.

Ma qual è l’effettivo contenuto di questo Testo unico sulla sicurezza e, quindi, di questo Decreto Legislativo? In buona sostanza, all’interno di questo Decreto Legislativo sono riportate tutte le norme finalizzate alla prevenzione, da adottare obbligatoriamente per ridurre al minimo eventuali infortuni sul posto di lavoro ed eventuali malattie, cercando di salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori durante lo svolgimento della loro attività lavorativa.

Scopriamo, dunque, nei successivi paragrafi quali sono nel dettaglio le norme contenute all’interno del Testo unico sulla sicurezza e come trovano la loro applicabilità all’interno delle aziende e della attività lavorative.

Le norme contenute all’interno del Testo unico sulla sicurezza

Come abbiamo anticipato nell’introduzione di questo articolo, il Testo unico sulla sicurezza (cioè il Decreto Legislativo 81/2008) contiene al suo interno tutte quelle norme generali che regolano e garantiscono la tutela obbligatoria della salute e della sicurezza sul lavoro, che devono essere attuate attraverso un sistema di sicurezza a livello aziendale.

Ma le norme contenute nel Testo unico sulla sicurezza non riguardano solo questo: riguardano anche tutte le misure di sicurezza, che vengono aggiornate periodicamente e che sono studiate per ridurre al minimo eventuali e specifici rischi legati ad alcune specifiche attività (come, ad esempio, gli agenti fisici e biologici, la movimentazione manuale di carichi pesanti e via dicendo).

I rischi di cui stiamo parlando vengono analizzati e documentati attraverso una attenta e minuziosa valutazione dei rischi, la quale si tradurrà successivamente nella creazione di piani generali di sicurezza, messi in atto proprio per limitare il numero di eventuali incidenti, infortuni o malattie professionali. Ma come vengono classificati questi rischi? Scopriamolo insieme.

  • rischi per la sicurezza: questi rischi sono quelli che causano incidenti ed infortuni e sono da ricollegare alla conformazione dell’ambiente di lavoro. Un esempio di questa tipologia di rischi possono essere i vari macchinari e le varie attrezzature utilizzate durante l’attività lavorativa.
  • rischi per la salute: questi rischi, invece, sono quelli che causano danni di tipo biologico alle persone esposte. Alcuni esempi, in questi casi, sono le condizioni igieniche del luogo di lavoro, gli agenti chimici e così via.
  • rischi trasversali: questi rischi sono anche definiti come rischi organizzativi e sono causati principalmente dalle dinamiche relative al contesto lavorativo e relative al rapporto tra i colleghi. Un esempio di rischio trasversale è sicuramente lo stress lavoro correlato.

Definito il contenuto del Testo unico sulla sicurezza, è il momento di capire quali sono le principali misure pratiche da adottare all’interno di tutte le aziende e di tutti i contesti lavorativi: scopriamolo insieme nel prossimo paragrafo.

Le principali misure da applicare contenute all’interno del Testo unico sulla sicurezza

Il Testo unico sulla sicurezza, infatti, non contiene al suo interno solo le norme di cui abbiamo parlato, ma anche le misure da applicare, sia nei contesti pubblici sia nei contesti privati e sia per i lavoratori pubblici sia per i lavoratori privati. Lo scopo di queste misure è certamente quello di diminuire il numero degli infortuni sul lavoro e il compito di applicare queste misure spetta al datore di lavoro, che deve seguire le seguenti linee guida.

  • Innanzitutto, bisogna pensare ad una formazione specifica per tutti coloro che si trovano all’interno dell’azienda: lavoratori, dirigenti, preposti e così via.
  • Dopodiché, bisogna studiare una corretta valutazione dei rischi, al fine di essere a conoscenza di quali sono i rischi da combattere e da contrastare. In particolare, va dedicata particolare attenzione a quegli agenti fisici, biologici e chimici a cui sono esposti quotidianamente i lavoratori, al fine di ridurre al minimo la potenza dei rischi legati a questi agenti.
  • Inoltre, è importante attuare una gestione e una amministrazione dei rischi, attraverso il servizio di prevenzione, necessario per minimizzare il numero di infortuni e di incidenti sul lavoro.
  • Infine, anche il controllo sanitario è essenziale, al fine di avere sempre sotto controllo lo stato di salute di tutti i lavoratori.

La sicurezza sul lavoro, quindi, resta un argomento essenziale, che va sempre studiato nel minimo dettaglio e che è fondamentale per la tutela di tutti i lavoratori.

Covid-19: le ultime novità e le ultime implicazioni nel mondo del lavoro

Smetteremo mai di parlare di Covid-19? Purtroppo quel giorno è ancora lontano, dal momento che a partire dall’inizio del 2023 sono state apportate alcune novità, che implicano dei cambiamenti anche nel mondo del lavoro, specialmente per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Più nello specifico, queste ultime novità riguardano i protocolli di sicurezza, studiati appositamente per la prevenzione della diffusione del virus all’interno dei luoghi di lavoro. Ma che cosa prevedono questi protocolli di sicurezza e di prevenzione?

  • In primo luogo, all’interno di questi protocolli è caldamente consigliato di promuovere la distanza fisica tra un lavoratore e l’altro. L’unico modo per farlo, specialmente in alcuni casi, è la riduzione delle persone presenti nello stesso orario di lavoro e, di conseguenza, la rimodulazione dei turni di lavoro e degli orari di lavoro stessi.
  • In secondo luogo, è altrettanto raccomandata la frequente sanificazione degli ambienti di lavoro, la quale deve essere eseguita con particolare attenzione nelle aree comuni e ai più comuni punti di contatto, come ad esempio le maniglie delle porte.
  • Inoltre, è ancora consigliato l’utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale, tra cui primeggiano le mascherine e i guanti, raccomandati specialmente tra i lavoratori che spesso sono tenuti ad entrare in contatto con altre persone.
  • Altrettanto necessaria è la formazione dei lavoratori circa le novità che riguardano la diffusione del Covid-19, che va il più possibile evitata, seguendo le regole viste fino ad ora.
  • In ultimo, è necessario anche predisporre protocolli per poter gestire eventuali casi di positività al Covid-19 all’interno del contesto lavorativo. Di questo, parleremo più specificatamente nell’ultimo paragrafo di questo articolo.

In merito al penultimo punto di questa lista, quello che fa riferimento alla formazione dei lavoratori, è doveroso fare un piccolo approfondimento. Innanzitutto, va detto che la formazione è compito del datore di lavoro, il quale deve impegnarsi nel fornire tutte le informazioni necessarie ai suoi lavoratori al fine di evitare eventuali e possibili contagi. Più nello specifico, i lavoratori vanno formati, ad esempio, sulle corrette modalità di indossare i Dispositivi di Protezione Individuale (quali le mascherine e i guanti), sulle corrette modalità di segnalazione in caso di eventuale contagio e sulle corrette precauzioni da prendere per non incorrere nel virus.

Compito del datore di lavoro, inoltre, è anche la gestione delle emergenze legate al Covid-19, che analizzeremo in maniera approfondita nel prossimo paragrafo.

Come gestire le emergenze legate al Covid-19

I datori di lavoro sono tenuti a gestire tutto ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro, comprese le emergenze legate al Covid-19, seguendo delle specifiche linee guida, che prevedono i seguenti passaggi.

  • L’identificazione dei rischi, che va riportata all’interno del documento relativo alla valutazione dei rischi: questo documento è essenziale, specialmente al fine di adottare le giuste misure per la prevenzione del Covid-19.
  • La costituzione di una squadra di emergenza in caso di contagi all’interno dell’azienda, che sappia come prendere in mano la situazione e come comportarsi.
  • La progettazione di un piano di comunicazione che sia efficace e che informi sempre e costantemente tutti i lavoratori rispetto alle decisioni prese e alle misure adottate, nel caso in cui se ne verificasse la necessità.
  • In ultimo, lo studio di piani generali di sicurezza in caso di contagio, i quali devono comunque contribuire a mantenere la produttività e la continuità delle attività lavorative.

Proprio in merito a quest’ultimo punto, è necessario affrontare in maniera più approfondita l’organizzazione di questi piani generali di sicurezza e di questi protocolli da adottare in queste spiacevoli (ma talvolta inevitabili) situazioni di contagio).

Come organizzare i piani generali di sicurezza in caso di contagio

Anche lo studio e l’organizzazione dei piani generali di sicurezza è mansione del datore di lavoro, il quale è tenuto anche in questo caso a seguire delle specifiche regole.

In casi come questo, la cosa essenziale è cercare di limitare il contagio il più possibile e stabilire, dunque, degli ottimali protocolli di gestione del contagio, che devono prevedere sempre la presenza di una buona comunicazione e che siano sempre mirate nella direzione di un piano di continuità delle attività di lavoro, essenziali per la produttività dell’azienda.

In caso di contagio, però, il datore di lavoro non è l’unica figura fondamentale: anche il medico del lavoro ricopre un ruolo essenziale nella gestione della sicurezza in caso di contagio, dal momento che è la figura professionale legata alla sorveglianza sanitaria. Ma che cos’è questa sorveglianza sanitaria? E a che cosa serve? La sorveglianza sanitaria comprende tutte quelle attività di monitoraggio della situazione di salute dei lavoratori, essenziali per comprendere come gestire la situazione anche in azienda.

Insomma, le regole relative al Covid-19 e al mondo del lavoro non hanno subito grandi modifiche, ma è sempre bene ribadire quanto è importante seguire tutte queste norme, al fine di salvaguardare la salute dei lavoratori e, di riflesso, la produttività dell’azienda.

Rischio di scivolamento e di caduta sui luoghi di lavoro

Come già sappiamo, la sicurezza e la salute all’interno del mondo del lavoro sono una delle priorità, che spesso vengono purtroppo trascurate e sottovalutate: non a caso, infatti, la maggior parte delle assenze dal lavoro sono causate da malattie professionali e da infortuni.

Per quello che riguarda gli infortuni, la causa principale di questi ultimi è da ricercare all’interno del rischio di scivolamento e di caduta sui luoghi di lavoro; questo rischio, inoltre, riguarda tutti i settori lavorativi, compreso ad esempio quello d’ufficio, che sembrerebbe insospettabile.

Fortunatamente, con il passare del tempo, questa tipologia di infortuni si è ridotta in maniera esponenziale, probabilmente per merito dei vari studi condotti in merito. Più nello specifico, stiamo facendo riferimento a un elaborato prodotto dalla direzione della Regione Campania, che porta il titolo Valutare il rischio di caduta in piano e che affronta in maniera diretta questo importante tema. Sommariamente, potremmo dire che questo documento è da suddividere in due parti:

  • nella prima di queste due parti vengono riportati i dati socio-economici degli infortuni da ricondurre al rischio di scivolamento e di caduta in piano;
  • nella seconda di queste due parti, invece, vengono analizzate le norme tecniche e le norme di prevenzione, che si trovano all’interno del Decreto Legislativo 81/2008.

Ed è proprio il Decreto Legislativo 81/2008 che analizzeremo nei paragrafi successivi, illustrandone la normativa e analizzandone la sua applicazione.

Rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro: che cosa dice la normativa

Il Decreto Legislativo 81/2008 è uno dei decreti legislativi che si occupano del fondamentale e imprescindibile tema della sicurezza sul lavoro: più nello specifico, questo particolare decreto norma il rischio di caduta in piano da scivolamento. Questo tema era già presente, però, all’interno del DPR n.303 del 1956, secondo cui era stabilito che i pavimenti presentassero (e presentino tuttora) condizioni tali da rendere sicuro il movimento e il passaggio delle persone e dei mezzi; questi ultimi, inoltre, devono essere fissi, stabili e anti-sdrucciolevoli e non devono presentare cavità, protuberanze o piani inclinati pericolosi; in ultimo, questi pavimenti non devono essere ingombrati da materiali che possano rappresentare un ostacolo per la circolazione.

Il rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro è, dunque, un rischio normato, che il datore di lavoro è tenuto ad analizzare e a valutare, all’interno del documento relativo alla valutazione dei rischi, per poter progettare e studiare degli idonei piani generali della sicurezza.

L’infortunio legato al rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro

Come abbiamo già anticipato nell’introduzione di questo articolo, le cadute in piano sui luoghi di lavoro sono una delle principali cause di infortunio: più nello specifico, rappresentano la terza causa di infortunio all’interno di tutti i settori produttivi.

Volendo approfondire ulteriormente il tema dell’infortunio legato al rischio di caduta sui luoghi di lavoro, va detto che le cadute in piano causano infortuni tendenzialmente molto gravi per cui i lavoratori sono costretti ad assentarsi dal lavoro per moltissimo tempo: più precisamente, la durata media delle assenze è di 38 giorni.

Questi dati sono riportati all’interno di uno studio realizzato dai professionisti dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), all’interno del quale troviamo anche i dati relativi ai costi totali legati al rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro: questi costi ammontano ad un totale di circa 370 milioni di euro l’anno. Di questi 370 milioni di euro, più specificatamente circa 90 milioni sono legati a costi diretti e circa 273 milioni sono, invece, legati a costi indiretti.

Rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro: l’applicazione della normativa

E dal punto di vista pratico? Come si regolamenta l’applicazione della normativa?

Ad oggi, la valutazione del rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro viene fatta esclusivamente in quegli ambienti in cui questo rischio è a tutti gli effetti riconosciuto come rischio specifico: ma questo cosa significa? Questo significa che solamente alcuni ambienti di lavoro e le relative categorie di lavoratori possono contare su una valutazione dei rischi basta anche sul rischio della caduta in piano sui luoghi di lavoro.

In questi ambienti lavorativi, vengono studiati dei piani generali di sicurezza adatti, che vanno poi comunicati ai lavoratori. Più nello specifico, questi piani prevedono l’utilizzo di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), tra cui il principale sono senza dubbio le scarpe dotate di suola anti-scivolo.

Come abbiamo detto, però, quello di caduta in piano sui luoghi di lavoro è un rischio trasversale, che riguarda tutti i settori e i reparti lavorativi e produttivi: ecco perché è necessario estendere i piani generali di sicurezza a tutti i reparti e a tutti i settori, anche a quello del terziario.

Il tema del rischio di caduta in piano sui luoghi di lavoro è, dunque, un tema di primaria importanza, che va affrontato con serietà e attraverso i giusti mezzi.

Lavori usuranti: cosa dice la normativa in merito

Lavori usuranti: cosa dice la normativa in merito

Indice
  1. Cosa si intende per lavori usuranti in Italia
  2. La normativa italiana: il Decreto Legislativo 67/2011
  3. Chi ha diritto ai benefici per i lavori usuranti
  4. Come gestire i lavori usuranti in azienda
  5. Il supporto di Net Srl a Torino per la sicurezza sul lavoro

In Breve

I lavori usuranti sono attività particolarmente faticose o rischiose, regolati in Italia dal Decreto Legislativo 67/2011. Questa normativa offre tutele speciali, come la possibilità di andare in pensione prima, a chi svolge mestieri pesanti. In questo articolo esploreremo cosa dice la legge, chi può beneficiarne e come le aziende, soprattutto a Torino, possono gestire questi aspetti con l’aiuto di esperti come Net Srl. Un tema importante per la sicurezza sul lavoro e il benessere dei dipendenti. Oltre a chiarire la definizione di questi lavori (per cui la sicurezza sul lavoro è costantemente messa a rischio), anche il Decreto Legislativo 374/1993 pone la sua attenzione ai motivi per cui i lavoratori che operano nel settore dei lavori usuranti abbiano diritto ad una diversa pensione rispetto a chi non svolge questi lavori. 
Approfondimento degli argomenti

1. Cosa si intende per lavori usuranti in Italia

Le mansioni usuranti sono quelle attività che, per loro natura, mettono a dura prova chi li svolge. Parliamo di attività come il lavoro notturno, quello in miniera, sulle linee di produzione continue o in ambienti ad alto rischio. In Italia, la legge li riconosce per garantire protezione a chi li svolge, soprattutto in città industriali come Torino, dove molte fabbriche e cantieri richiedono sforzi fisici e mentali notevoli.

2. La normativa italiana: il Decreto Legislativo 67/2011

Il Decreto Legislativo 67/2011 è il pilastro normativo che disciplina i lavori usuranti. Introduce benefici previdenziali, come l’accesso anticipato alla pensione, per chi ha svolto queste attività per un certo numero di anni. La legge si collega al Decreto Legislativo 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, sottolineando l’importanza di tutelare la salute dei lavoratori. È una norma pensata per bilanciare equità e protezione, e richiede alle aziende di monitorare attentamente le condizioni di lavoro.

3. Chi ha diritto ai benefici per le mansioni usuranti

Non tutti i lavori pesanti sono “usuranti” per la legge. I benefici spettano a categorie specifiche, tra cui:
  • Lavoratori notturni (almeno 6 ore a notte per 64 giorni l’anno).
  • Operai su catene di montaggio o in turni continui.
  • Conducenti di mezzi pubblici o addetti a lavori in galleria.
    Per accedere ai vantaggi, bisogna aver svolto queste attività per almeno 7 anni negli ultimi 10, o 15 anni in totale. A Torino, dove il settore industriale è molto affermato, molti lavoratori potrebbero rientrare in queste categorie.

4. Come gestire i lavori usuranti in azienda

Gestire mansioni usuranti significa prima di tutto riconoscerli. Le aziende devono:
  • Valutare i rischi: Identificare quali mansioni rientrano nella definizione di “usuranti”.
  • Informare i lavoratori: Spiegare i diritti e le tutele previste.
  • Migliorare le condizioni: Adottare misure come turni più leggeri o pause frequenti.
  • Documentare tutto: Tenere traccia delle attività per eventuali controlli.
    Un consulente esperto può semplificare questo processo, soprattutto in un contesto produttivo come quello torinese.

5. Il supporto di Net Srl a Torino per la sicurezza sul lavoro

Se la tua azienda è a Torino e vuoi capire come gestire i lavori usuranti nel rispetto della normativa, Net Srl è qui per te. Specializzati in sicurezza sul lavoro, offriamo consulenze per valutare i rischi, adeguare i processi e informare il tuo team. Con sede nel cuore di Torino, conosciamo bene le esigenze delle imprese locali. Contattaci al 011.8227880 o a info@netsrl.net per una valutazione personalizzata: rendi il tuo ambiente di lavoro più sicuro e conforme alla legge.

Le domande frequenti sull’argomento:

  1. Quali sono i lavori usuranti più comuni a Torino?
    A Torino, spesso si tratta di operai in fabbrica, autisti di mezzi pubblici o addetti a turni notturni nelle industrie.
  2. Cosa dice il Decreto 67/2011 sui lavori usuranti?
    Prevede l’accesso anticipato alla pensione per chi ha svolto attività pesanti per anni, con requisiti precisi.
  3. Come faccio a sapere se i miei dipendenti svolgono mansioni definibili usuranti?
    Serve una valutazione dei rischi: Net Srl può aiutarti a capirlo con un’analisi mirata.
  4. Ci sono obblighi per le aziende torinesi sui lavori usuranti?
    Sì, devi monitorare le condizioni di lavoro e rispettare il Decreto 81/2008, anche per evitare sanzioni.
  5. Quanto costa adeguarsi alla normativa sui lavori usuranti?
    Dipende dalla tua situazione, ma una consulenza con Net Srl a Torino ti dà un quadro chiaro e soluzioni su misura.

Contatti e Invito all’Azione
Hai un’azienda a Torino e vuoi sapere se i tuoi processi rientrano nei lavori usuranti? Net Srl, partner professionale nella Sicurezza sul Lavoro, ti offre supporto personalizzato e Agenzia Accreditata dalla Regione Piemonte sulla formazione per metterti in regola e tutelare i tuoi lavoratori. Contattaci oggi:
  • Telefono: 011.8227880
  • Email: info@netsrl.net
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Per maggiori informazioni puoi visitare il sito del Ministero del Lavoro

 

Sorveglianza sanitaria: cos’è e come funziona

Quando si parla di sicurezza sul posto di lavoro, spesso si sente parlare anche di sorveglianza sanitaria: ma che cosa è questa sorveglianza sanitaria? Con il termine sorveglianza sanitaria si intende tutta quella serie di operazioni e di esami eseguiti con l’obbiettivo di valutare e di tenere sempre sotto controllo la salute fisica e il benessere mentale di ogni singolo lavoratore e di verificare come quest’ultimo reagisca agli forzi lavorativi e all’esposizione ad eventuali rischi.

Per quanto riguarda le figure professionali necessarie alla sorveglianza sanitaria, non possiamo non menzionare l’importanza del Medico Competente, il quale si occupa – come analizzeremo nell’ultimo paragrafo – proprio di eseguire i vari esami svolti per la salvaguardia della salute di tutti i lavoratori; inoltre, per alcune specifiche tipologie di attività lavorativa (specialmente per quelle che più possono danneggiare la salute dei lavoratori), la sorveglianza sanitaria è resa obbligatoria: tutto questo e molto altro ancora è regolato da un Decreto Legislativo, più in particolare dal Decreto Legislativo 81 del 2008.

Scopriamo insieme nei prossimi paragrafi per quali tipologie di lavoro la sorveglianza sanitaria è obbligatoria e capiamo più nel dettaglio di che cosa si occupa il Medico Competente.

Quando la sorveglianza sanitaria è obbligatoria

Come dicevamo, il tema della sorveglianza sanitaria è regolato all’interno del Decreto Legislativo 81 del 1008. All’interno di questo articolo vi è un questo testo, chiamato Testo unico sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro, il quale elenca quali sono i settori lavorativi in cui la sorveglianza sanitaria è obbligatoria: tutti i settori lavorativi elencati all’interno di questo Testo unico sono contraddistinti da una serie di rischi a cui i lavoratori sono esposti; proprio per questo motivo, cioè per garantire la sicurezza sul lavoro di questi dipendenti, la sorveglianza sanitaria nel loro caso è obbligatoria.

Elenchiamo, dunque, quali sono questi casi:

  • lavoro notturno;
  • lavoro in alta quota;
  • lavoro a contatto con impianti ad alta tensione;
  • lavoro in ambienti confinanti;
  • lavoro a rischio chimico;
  • lavoro che prevede la movimentazione manuale di carichi molto pesanti;
  • lavoro a rischio di rumore e a rischio di vibrazione;
  • lavoro a rischio di agenti biologici e a rischio di agenti cancerogeni;
  • lavoro a rischio di agenti fisici pericolosi (come il piombo, le radiazioni o l’amianto);
  • lavoro che prevede di trascorrere più di venti ore alla settimana al computer (come quello dei videoterminalisti).

La sorveglianza sanitaria obbligatoria va sempre rispettata in tutti questi casi che abbiamo elencato: chi non rispetta questo obbligo di sorveglianza sanitaria, infatti, è soggetto a sanzioni piuttosto pesanti, che possono prevedere un pagamento di multe da 1500 a 5000€ e, nei casi peggiori, anche un arresto che può variare tra i due ai quattro mesi di detenzione.

Il Medico Competente: qual è il suo ruolo per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria

Abbiamo già nominato nell’introduzione di questo articolo il Medico Competente (anche detto Medico del Lavoro), il quale ha il compito – come abbiamo detto – di eseguire i vari esami a tutti i lavoratori, per verificare il loro stato di salute e per monitorarlo costantemente. Ma chi è questo Medico Competente?

Il Medico Competente è un esperto in medicina, più specificatamente in medicina del lavoro, che viene nominato direttamente dal datore di lavoro proprio per valutare quale sia la salute del lavoratore e per prescrivergli eventuali altri esami necessari per approfondire (qualora fosse necessario). Per fare tutto questo, il Medico Competente basa il suo operato sul documento di valutazione dei rischi, completato da chi di competenza, e su diversi sopralluoghi all’interno dell’ambiente lavorativo: tutto questo è utile a comprendere qual è la tipologia di attività del lavoratore, quali sono le sua attività maggiormente svolte e quali sono i rischi a cui è esposto. Una volta raccolte queste informazioni, il Medico Competente elabora quello che viene chiamato il protocollo sanitario, all’interno del quale indica i vari esami a cui sottoporre il lavoratore.

A seconda del protocollo sanitario, quindi, ci sono diverse visite mediche a cui il lavoratore può essere sottoposto. Queste visite mediche sono le seguenti:

  • visite mediche preventive, utili a valutare se il lavoratore è idoneo all’attività lavorativa da svolgere;
  • visite mediche periodiche, funzionali a tenere sempre e periodicamente sotto controllo lo stato di salute del lavoratore;
  • visite mediche per cambio mansione, le quali sono simili a quelle preventive, dal momento che il loro scopo è verificare l’idoneità a quella nuova mansione;
  • visite mediche su richiesta del lavoratore, previste specialmente se il lavoratore è spesso esposto a rischi o se ha notato un cambiamento nel suo stato di salute;
  • visite mediche per la ripresa del lavoro, da effettuare dopo 60 giorni di assenza per infortunio o per malattia professionale.

Una volta terminate queste visite, il Medico Competente ha l’ultimo compito di compilare una cartella sanitaria per ogni lavoratore, cartella che deve contenere: le condizioni di salute generale del lavoratore, i risultati delle visite eseguite dal Medico Competente stesso e il suo giudizio finale in merito all’idoneità del lavoratore rispetto alla mansione assegnatagli.

Come funziona la Legge 104

Tutti ne parlano e tutti ne abbiamo sentito parlare almeno una volta, ma chi conosce davvero le caratteristiche della Legge 104, chi sa davvero in che cosa consiste e chi sa davvero a chi spettano i benefici di questa Legge? In questo articolo, cercheremo di dare delle delucidazioni e di risolvere i vari dubbi esistenti proprio per quello che riguarda queste domande che da sempre ruotano attorno alla Legge 104.

Innanzitutto, va detto che la Legge 104 è stata introdotta non moltissimi anni fa, per essere più precisi nel 1992, e riguarda tutti quei lavoratori dipendenti a cui è stata riconosciuta una disabilità grave oppure riguarda tutti coloro che prestano assistenza a parenti con disabilità gravi: grazie a questa Legge, nello specifico grazie all’articolo 33 della Legge 104, a entrambe le categorie che abbiamo descritto viene dato il diritto di avere dei permessi retribuiti. A questo riconoscimento, inoltre, si aggiunge il congedo straordinario, regolato da un altro Decreto Legislativo, il n. 151 del 2001: va detto che la Legge 104 e il congedo straordinario, però, non possono essere riconosciute a più di un solo lavoratore per l’assistenza della stessa persona affetta da grave disabilità.

Nei due successivi paragrafi, analizzeremo nel dettaglio in che cosa consiste la Legge 104 e a chi spetta questo riconoscimento. Continuate a leggere per saperne di più!

La Legge 104: in che cosa consiste

Capita spesso di assistere a discussioni circa il mondo del lavoro e i temi più frequentemente affrontati sono le tipologie di contratto o la sicurezza sul lavoro, sulle base delle quali si effettua la valutazione dei rischi e si studiano e si progettano i piani generali di sicurezza. Troppo poco spesso, però, si parla delle leggi che regolano i diritti dei lavoratori (o di chi li assiste): tra queste leggi abbiamo anche la Legge 104.

Come abbiamo già accennato nell’introduzione di questo articolo, la Legge 104 e il suo articolo 33 stabiliscono che i lavoratori in situazione di grave disabilità possano beneficiare di una serie di riposi. Più nello specifico, a questi lavoratori sono garantiti permessi di riposo giornalieri di una o di due ore, sulla base del loro orario di lavoro e della tipologia di attività lavorativa svolta; oltre a questi riposi giornalieri, i lavoratori in grave situazione di disabilità possono anche usufruire di tre giorni di permesso mensile, giorni che possono essere frazionabili anche in ore di permesso.

Come dicevamo in precedenza, però, questi permessi non riguardano solo i lavoratori a cui è stata riconosciuta una disabilità grave, ma anche a coloro che prestano assistenza ad un parente che si trova in condizioni di gravi disabilità. In questi casi, i giorni di permesso cambiano a seconda del livello di parentela.

  • Per esempio, i genitori di figli fino a tre anni di età affetti da gravi disabilità hanno diritto a scegliere tra tre opzioni: tre giorni di permesso mensile, sempre con la possibilità di frazionarli in ore di permesso; riposi orari giornalieri di una o due ore; prolungamento del congedo parentale.
  • genitori di figli dai tre ai dodici anni di età e gravemente disabili possono godere, invece, dei tre giorni di permesso mensile (sempre frazionabili in ore di permesso) e del prolungamento del congedo parentale.
  • Per tutti gli altri legami di parentela fino al secondo o terzo grado, il diritto prevede solamente i tre giorni di permesso mensile, che possono sempre essere frazionati in ore di permesso.

La Legge 104: a chi spetta

Abbiamo già in parte risposto alla domanda sottointesa in questo titolo elencando i diritti che spettano a tutti coloro che possono godere della Legge 104, ma è bene spiegare più specificatamente a chi spetta di beneficiare di questa legge.

Innanzitutto, la Legge 104 spetta a tutti i lavoratori dipendenti, con un rapporto di lavoro full time o part time, che si trovano in una situazione di grave disabilità, che deve essere riconosciuta dalla Commissione Medica Integrata (anche detta CMI). I lavoratori che, invece, non possono godere della Legge 104 sono quelli autonomi, quelli parasubordinati, quelli addetti ai servizi domestici, i lavoratori a domicilio e gli agricoli a tempo determinato.

E per quanto riguarda, invece, i parenti di soggetti affetti da grave disabilità? La Legge 104 parla chiaro anche in questo caso e determina che a poter richiedere di usufruire e di godere di questa legge sono le seguenti categorie:

  • genitori della persona gravemente disabile (anche se sono adottivi o affidatari);
  • il coniuge (moglie o marito che sia) della persona gravemente disabile;
  • altri parenti entro il secondo grado di parentela.

Inoltre, il diritto della Legge 104 può essere esteso anche ai parenti entro il terzo grado di parentela, ma solamente nello specifico caso in cui i genitori o il coniuge della persona gravemente disabile abbiano compiuto o superato i 65 anni di età, nel caso in cui anche loro siano affetti da una malattia invalidante oppure nel caso in cui siano deceduti.

Assenze dal lavoro e permessi : quello che devi sapere

Corso di formazione per addetto alla movimentazione manuale dei carichi

Assenze dal lavoro e permessi : quello che devi sapere

Indice
  1. Cosa dice la normativa italiana su assenze dal lavoro
  2. Tipi di permessi previsti per i lavoratori
  3. Come gestire le assenze in azienda
  4. Diritti e doveri di dipendenti e datori di lavoro
  5. Come Net Srl a Torino ti supporta nella gestione
In Breve
Le assenze dal lavoro e i permessi sono regolati dalla giurisprudenza italiana, in particolare dal Decreto Legislativo 81/2008 e dal Contratto collettivo nazionale CCNL applicato in azienda. Questo articolo ti guiderà attraverso le regole principali, i tipi di permessi disponibili e i modi per gestirli in azienda, soprattutto in una realtà dinamica come quello di Torino. Scoprirai anche come Net Srl, esperta in sicurezza sul lavoro, può aiutarti a fare chiarezza e rispettare le leggi.
Approfondimento 

1. Cosa prevede la normativa italiana su assenze e permessi

In Italia, la gestione di assenze e permessi è disciplinata solitamente da norme specifiche nei contratti collettivi nazionali (CCNL) che vengono applicati dell’impresa.
Queste regole garantiscono ai lavoratori il diritto a pause o giorni liberi per motivi personali, familiari o di salute, ma richiedono anche trasparenza verso il datore di lavoro. È un equilibrio tra tutela del dipendente e organizzazione aziendale, un tema sentito anche nelle imprese torinesi.
Quando si parla di lavoro, tendenzialmente, ci si concentra spesso sulle varie tematiche riguardanti la Sicurezza sul Lavoro, le quali sono importantissime e che comprendono aspetti essenziali che puoi trovare navigando il nostro Sito.

2. Tipi di permessi previsti per i lavoratori

I permessi più comuni includono:
  • Permessi retribuiti: Per eventi come matrimonio, nascita di un figlio o lutto (di solito 3 giorni).
  • Malattia: Con certificato medico, senza limiti prefissati ma con obblighi di comunicazione.
  • Maternità e paternità: Previsti per legge con durate variabili.
  • Permessi per motivi personali: Spesso regolati dal CCNL, come i permessi ROL (riduzione orario lavoro).
  • Donazione sangue: Una giornata retribuita, molto apprezzata a Torino dove la solidarietà è forte.
    Conoscere queste opzioni aiuta sia i dipendenti che i datori di lavoro a pianificare meglio.

3. Come gestire le assenze in azienda

Per un’azienda, soprattutto in una città produttiva come Torino, gestire le assenze significa:
  • Comunicazione chiara: Stabilire regole su come segnalare un’assenza.
  • Registrazione: Tenere un calendario aggiornato per evitare buchi organizzativi.
  • Sostituzioni: Pianificare soluzioni temporanee, se necessario.
  • Supporto: Offrire flessibilità quando possibile, per mantenere un clima positivo.
    Un buon sistema di gestione riduce i problemi e tiene alto il morale del team.

4. Diritti e doveri di dipendenti e datori di lavoro

I lavoratori hanno diritto a permessi e assenze giustificate, ma devono avvisare tempestivamente e fornire eventuali documenti (es. certificati medici). Il Datore di Lavoro, invece, devono garantire questi diritti senza penalizzare il lavoratore, ma possono richiedere verifiche in caso di dubbi. La normativa tutela entrambi: l’importante è rispettarla per evitare sanzioni o malintesi, un aspetto cruciale per le imprese torinesi che vogliono essere in regola.

5. Come Net Srl a Torino ti supporta nella gestione

Se hai un’azienda a Torino e vuoi gestire al meglio assenze e permessi, Net Srl è al tuo fianco. Specializzati in sicurezza sul lavoro, ti aiutiamo a capire la normativa, a impostare procedure chiare e a formare il tuo personale. Con sede nel capoluogo piemontese, conosciamo le esigenze locali e offriamo consulenze su misura.
Contattaci al 011.8227880 o a info@netsrl.net per un appuntamento: semplifichiamo la tua gestione quotidiana.

Domande frequenti sull’argomento 

  1. Quanti giorni di permesso spettano per un lutto?
    Di solito 3 giorni retribuiti, ma dipende dal CCNL applicato alla tua azienda.
  2. Come funziona l’assenza per malattia secondo la legge italiana?
    Devi avvisare il datore e inviare un certificato medico entro i termini stabiliti.
  3. Posso negare un permesso a un dipendente nella mia azienda?
    Solo se non è giustificato o se compromette gravemente l’organizzazione, ma serve una motivazione valida.
  4. Cosa rischio se non rispetto la normativa su assenze e permessi?
    Potresti ricevere sanzioni o cause dai dipendenti: meglio essere in regola con l’aiuto di Net Srl.
  5. Come tengo traccia delle assenze nel mio ufficio?
    Un sistema digitale o un consulente come Net Srl può aiutarti a organizzarti senza stress.

Contatti e Invito all’Azione
Gestire assenze e permessi nella tua azienda ti sembra complicato? Net Srl, esperta in sicurezza sul lavoro a Torino, ti offre consulenze personalizzate per essere in regola e sereno. Contattaci oggi:
  • Telefono: 011.8227880
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Per Maggiori Informazioni visita il sito del Ministero del Lavoro.