Quali sono i vantaggi della formazione aziendale online

La formazione aziendale si compone di molte sfaccettature diverse, e sono diversi anche gli argomenti che si vanno ad affrontare nei vari corsi proposti dalle strutture che si occupano proprio di questo. Ad esempio, ci sono corsi per la sicurezza sul lavoro, come ad esempio i corsi antincendio, ma possono anche esserci percorsi formativi appositi per l’utilizzo di macchinari di lavoro, oppure ancora corsi per sviluppare skills che possono essere utili sia al singolo lavoratore, sia all’azienda come organismo.

Come fare formazione aziendale?

Per fare formazione aziendale in modo corretto, bisogna prima di tutto analizzare ed individuare i bisogni dell’azienda dal punto di vista formativo, per poi individuare gli obiettivi dei vari corsi.

Per ottenere informazioni fondamentali per la progettazione dei corsi di formazione aziendale online, è consigliabile inizialmente pianificare un processo di raccolta di informazioni attraverso l’utilizzo di focus group o colloqui individuali con i dipendenti. Questo approccio permetterà di identificare con precisione i fabbisogni che devono essere affrontati all’interno dell’azienda. Di solito, tali bisogni possono essere raggruppati in tre categorie principali:

  1. Bisogni organizzativi: Questi bisogni sono strettamente correlati agli obiettivi di business dell’organizzazione. Riguardano la necessità di acquisire competenze specifiche o migliorare le prestazioni in linea con le esigenze aziendali.
  2. Bisogni professionali: Questi bisogni si riferiscono alla posizione lavorativa occupata dai dipendenti. Essi possono riguardare lo sviluppo di competenze specifiche legate al ruolo professionale svolto e la necessità di adattarsi ai cambiamenti o alle nuove sfide nel settore di competenza.
  3. Bisogni individuali: Questi bisogni sono legati alla crescita personale dei singoli dipendenti come individui. Possono includere l’interesse per lo sviluppo di competenze trasversali, la ricerca di opportunità di crescita professionale o la necessità di migliorare l’autostima e la motivazione personale.

Attraverso l’analisi accurata di tali categorie di bisogni, sarà possibile progettare e offrire corsi di formazione aziendale mirati che soddisfino le esigenze specifiche dei dipendenti e dell’organizzazione nel suo complesso.

Dopo l’analisi dei bisogni, è fondamentale passare alla fase di definizione degli obiettivi che l’azienda desidera raggiungere attraverso l’offerta di corsi di formazione ai propri collaboratori. Questi obiettivi devono seguire i principi del metodo S.M.A.R.T., formulato dall’economista Peter Drucker. Secondo questo metodo, le lettere dell’acronimo rappresentano gli elementi chiave degli obiettivi di formazione aziendale, che dovrebbero essere:

  1. Specifici: Gli obiettivi devono essere chiari, definiti in modo preciso e focalizzati su risultati misurabili. Devono indicare in maniera dettagliata cosa si intende raggiungere attraverso i corsi di formazione.
  2. Misurabili: Gli obiettivi devono essere formulati in modo tale da consentire la misurazione del loro progresso e dei risultati ottenuti. È importante stabilire indicatori di misurazione che consentano di valutare l’efficacia dei corsi e apportare eventuali miglioramenti.
  3. Accessibili: Gli obiettivi devono essere realistici e tenere conto delle risorse disponibili, come tempo, budget e competenze. Devono essere raggiungibili considerando le capacità e le limitazioni dell’azienda.
  4. Realistici: Gli obiettivi devono essere ambiziosi ma allo stesso tempo raggiungibili. Devono essere realistici e plausibili, in modo da aumentare la fiducia dei dipendenti nell’ottenere i risultati desiderati e motivarli a impegnarsi nel percorso di formazione.
  5. Time-based: Gli obiettivi devono essere vincolati a scadenze temporali. La definizione di tempi specifici aiuta a stabilire priorità, creare una pianificazione efficace delle attività e mantenere il controllo del processo di formazione.

Seguendo questi principi, la definizione degli obiettivi di formazione aziendale diventa più chiara, misurabile, realistica e temporalmente definita, contribuendo a garantire il successo dei corsi di formazione e ad aumentare la produttività e la motivazione dei dipendenti.

La formazione aziendale online: pro e contro

L’e-learning è un metodo di apprendimento online che utilizza tecnologie multimediali e Internet per offrire corsi di formazione professionale. Questo genere di metodo formativo può avere dei vantaggi e degli svantaggi, che presenteremo nei prossimi paragrafi.

I vantaggi dell’e-learning includono: la facilità di condivisione dei contenuti con persone distanti, la possibilità di apprendere secondo il proprio ritmo, l’apprendimento su misura in base alle necessità immediate, la consultazione dei materiali online e gli aggiornamenti in tempo reale, la personalizzazione dei contenuti e la pianificazione degli impegni, i minori costi rispetto alla formazione tradizionale grazie all’eliminazione degli spostamenti e un aumento della produttività individuale, il monitoraggio dei risultati di apprendimento tramite software specifici, l’utilizzo di supporti audio, animazioni e video per migliorare la capacità cognitiva, la standardizzazione della metodologia di insegnamento e l’uniformità dei livelli di conoscenza dei partecipanti, e la facilità e la tempestività dell’aggiornamento dei contenuti.

D’altra parte, i principali svantaggi dell’e-learning comprendono: la mancanza di interazione fisica con il docente, la ridotta enfasi sugli elementi non verbali durante la spiegazione, la mancanza di aspetti sociali nella relazione di apprendimento, una potenziale diminuzione della motivazione senza la presenza di altri studenti o del docente, e una minore competizione con gli altri studenti.

L’e-learning è raccomandato perché le esigenze formative cambiano rapidamente e richiedono un adeguamento tempestivo, perché offre maggiore flessibilità grazie alla sua natura digitale e perché facilita l’accesso all’istruzione per tutti.

Sicurezza sul lavoro: dalla teoria alla pratica

La sicurezza sul lavoro è un ambito estremamente importante dell’attività lavorativa che, tuttavia, troppo spesso viene preso sottogamba sia da chi dovrebbe assicurarsi che le regole e le norme sulla sicurezza vengano rispettate in qualsiasi momento, sia dai lavoratori stessi che quelle norme dovrebbero applicarle per garantire la propria sicurezza. La sicurezza sul lavoro è un ambito che necessita assolutamente di essere trattato con la massima attenzione e serietà da parte di qualsiasi lavoratore.

La costruzione di un luogo di lavoro sicuro, infatti, richiede come premessa fondamentale la collaborazione di tutti coloro che partecipano alla vita aziendale, qualsiasi siano le loro mansioni e le loro posizioni lavorative. Al fine di raggiungere questo difficile obiettivo, i corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro sono necessari, ma non sono sufficienti. È assolutamente fondamentale riuscire a trasformare le teorie e gli spunti di riflessioni che vengono forniti ai lavoratori durante questi corsi in azioni ed interesse concreto per il mantenimento della sicurezza sul luogo di lavoro.

Ma quali sono gli approcci più corretti per riuscire a creare un ambiente di lavoro sicuro dove i dipendenti possano mettere in pratica quello che è stato appreso durante la formazione ed i corsi online di sicurezza sul lavoro? Naturalmente, non c’è una risposta semplice: ogni azienda deve trovare il modo di affrontare questa difficoltà tenendo presente i rapporti tra i lavoratori, l’atmosfera e la comunicazione presente sui luoghi di lavoro e anche, banalmente, il numero di persone che lavorano all’interno dell’azienda. È ovvio che le soluzioni che potrebbero riuscire ad ottenere risultati in una piccola azienda potrebbero non essere utili in una grande; oppure potrebbe ottenere dei risultati straordinari.

Sicurezza sul lavoro: come iniziare

Come prima cosa, per essere sicuri di mettere in pratica ciò che i dipendenti hanno imparato nel corso della loro formazione, occorre elaborare un solido sistema della gestione della sicurezza, che promuova e si occupi di far rispettare tutte le norme. La definizione di questo sistema avviene tramite la designazione delle responsabilità specifiche di coloro che si occuperanno di prendere decisioni in merito alla sicurezza, definire quali siano le politiche e le procedure aziendali riguardo la sicurezza e controllare che le norme sulla sicurezza sul lavoro vengano rispettate.

Il secondo passo consiste nella valutazione dei rischi, ovvero una procedura che consiste nell’analizzare tutti i potenziali pericoli che sono presenti all’interno dell’ambiente di lavoro, che siano collegati con le mansioni dei lavoratori o meno, e li identifichi. Questo processo di valutazione è fondamentale per prendere delle contromisure per evitare incidenti ed infortuni; quindi, deve essere messo in atto il prima possibile e ripetuto in maniera regolare, così da poter identificare anche rischi che non sono stati presi in considerazione oppure che si sono sviluppati in seguito a cambiamenti nelle condizioni o nell’ambiente di lavoro.

Una volta identificati i rischi, occorre dare a tutti i lavoratori una formazione adeguata in base a quali siano le misure di sicurezza che si sono decise di implementare a seguito della valutazione dei rischi. In base alle proprie mansioni, i lavoratori potrebbero dover ricevere una formazione particolare anche per quanto riguarda l’esposizione a rischi particolari oppure all’utilizzo di sistemi di protezione come i DPI. Inoltre, tutti i lavoratori dovrebbero frequentare un corso di primo soccorso in modo da poter eventualmente intervenire in caso di emergenza. La formazione deve essere fornita a tutti i dipendenti e dovrebbe essere costantemente rinnovata, in modo da aggiornare i dipendenti riguardo le procedure di sicurezza già in atto e formarli su eventuali nuovi rischi individuati nel corso di valutazioni successive.

Sicurezza sul lavoro: passare alla pratica

Una volta che si sono stabilite le basi per la sicurezza sul lavoro, si sono individuati i rischi è effettuata un’adeguata formazione dei lavoratori riguardo i rischi presenti nell’ambiente lavorativo e quelli legati alle proprie mansioni, occorre passare alla pratica, e sviluppare strategie che siano mirate sia al mantenimento che al miglioramento di queste pratiche.

Il primo passo da compiere in questo senso è, senza ombra di dubbio, quello di sviluppare una comunicazione efficace in ambito di sicurezza, che non si limiti a scorrere in un senso solo, ma che promuova una partecipazione attiva di qualsiasi lavoratore al dialogo. Il sistema, quindi, dovrebbe incoraggiare i lavoratori ad effettuare segnalazioni ed esprimere la propria opinione sia su eventuali pericoli trascurati, sia sulle possibili soluzioni che andrebbero messe in atto. Questa condivisione di esperienze ed informazioni può aiutare a creare una rete di sicurezza che identifichi i problemi di sicurezza e migliori la consapevolezza dei lavoratori sulla sicurezza.

Parte della creazione di questa comunicazione efficace passa anche alla supervisione e dal controllo messi in pratica dai lavoratori che hanno la responsabilità di assicurarsi che le norme vengano rispettate. Cercare di creare un ambiente in cui i lavoratori sentano di poter collaborare con queste figure è assolutamente necessario; al contrario, bisognerebbe evitare che vengano identificati e percepiti come dei semplici controllori.

Identificare i rischi sul lavoro ed implementare soluzioni adeguate

Per costruire un ambiente di lavoro sicuro, il primo passo da fare è un’attenta valutazione volta ad identificare e comprendere tutti i rischi presenti in loco a cui i lavoratori potrebbero essere esposti nello svolgimento delle proprie mansioni, Per una qualsiasi azienda, questo procedimento è fondamentale al fine di prendere delle misure preventive per minimizzare la possibilità di infortuni ed incidenti, oltre che per conoscere con precisioni i propri obblighi verso i lavoratori stabiliti dalla legge.

La valutazione dei rischi dovrebbe essere un processo completo ed accurato, svolto da uno o più tecnici esperti inviati da un ente per la sicurezza sul lavoro. Nella valutazione dei rischi può essere utile coinvolgere diverse figure che possano fornire una differente visione delle operazioni che i lavoratori dovranno svolgere nel corso delle proprie funzioni ed individuare i diversi rischi che queste possono presentare.

Il tipo di rischio da identificare dipende sia dalla natura delle mansioni svolte da ogni singolo lavoratore, sia dalla natura stessa dell’azienda. Anche lavoratori che non lavorano direttamente a contatto con prodotti pericolosi, ad esempio, potrebbero essere esposti a potenziali rischi di natura chimica. Queste possibilità non andrebbero mai sottovalutate, ma anzi, continuamente ricercate, in modo da mantenere la sicurezza ai massimi livelli.

L’identificazione dei rischi sul lavoro, infatti, non dovrebbe essere limitata alla sola valutazione iniziale, ma richiede un continuo sforzo ed un monitoraggio costante per ridurre al minimo sia la possibilità che alcune situazioni potenzialmente pericolose siano state pesantemente sottostimate nel corso della prima valutazione, sia che si siano sviluppate nuove situazioni di pericolo.

Dopo la fase iniziale, anche i lavoratori possono contribuire alla valutazione dei rischi grazie all’addestramento ricevuto durante i corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro. Maggiore è la consapevolezza dei dipendenti riguardo ai possibili rischi presenti in azienda, migliore sarà il monitoraggio svolto da questi ultimi e minore la probabilità che si verifichino incidenti e infortuni.

Misure preventive e soluzioni per la riduzione del fattore di rischio

L’identificazione dei rischi, da sola, non è però sufficiente. Se è vero che il rischio di incidenti ed infortuni non può essere annullato totalmente, è anche vero che si può agire per ridurlo significativamente implementando misure preventive e soluzioni di varia natura.

Sicuramente, uno dei fattori fondamentali per la riduzione del rischio in azienda è la formazione adeguata dei lavoratori, che, imparando a conoscere i rischi ed i pericoli legati alle loro mansioni ed istruendoli sulle azioni da compiere e da non compiere nel caso si verificasse una situazione di emergenza. Nel corso della formazione, i lavoratori possono apprendere anche come utilizzare i macchinari necessari al proprio lavoro ed i dispositivi di protezione personale.

Un’altra delle misure preventive per la riduzione del fattore di rischio è la fornitura di DPI, ovvero dispositivi di protezione individuale. Questi preziosi strumenti devono essere forniti al lavoratore dall’azienda in base ai possibili rischi a cui questo viene esposto durante lo svolgimento delle proprie mansioni.

La corretta e regolare manutenzione delle apparecchiature elettriche, delle strutture e dei mezzi utilizzati durante l’orario lavorativo è un altro tassello fondamentale nel campo della prevenzione dei rischi. Strutture fatiscenti, apparecchiature che funzionano male e mezzi poco affidabili, infatti, aumentano sensibilmente il fattore di rischio di infortuni, con conseguenze di gravità anche estrema.

Ma, come già detto, la prevenzione, anche quando fatta alla perfezione, non può azzerare completamente il fattore di rischio. Anche con la migliore formazione, le migliori attrezzature e tutte le precauzioni possibili, esiste la possibilità che si verifichi una situazione di emergenza o un infortunio che richiedono un intervento immediato.

È per queste situazioni che l’azienda deve anche dotarsi di soluzioni rapide ed efficaci, come gli estintori per controllare gli incendi o i defibrillatori per le situazioni di emergenza. Naturalmente, oltre a dotarsi di questi mezzi, è importante che il personale abbia appreso come utilizzarli nella maniera corretta tramite corsi di formazione come il corso antincendio.

Formazione ed educazione come strumenti per la sicurezza sul lavoro

Come si evince dal precedente capitolo, la formazione dei lavoratori e la loro educazione al corretto utilizzo delle risorse messe loro a disposizione per fronteggiare pericoli e situazioni di emergenza sono tasselli fondamentali per ridurre al minimo i rischi sul posto di lavoro.

Naturalmente, la formazione e l’educazione alla sicurezza sul lavoro devono coinvolgere tutti in azienda, a prescindere dalla propria mansione, e deve essere un processo in continuo aggiornamento. L’atteggiamento dell’azienda riguardo le misure di sicurezza sul lavoro deve essere inflessibile: se le misure di sicurezza necessarie alla protezione dei lavoratori vengono trattate come un fastidio o non sottolineate in maniera adeguata, i lavoratori potrebbero ereditare questo atteggiamento e mettersi in pericolo nonostante la propria formazione.

Gli investimenti sulla sicurezza sono utili a tutti e permettono la creazione di un ambiente lavorativo dove sentirsi al sicuro soltanto se tutti collaborano, a qualsiasi livello si trovino. Per questo motivo, le aziende dovrebbero investire seriamente su diversi corsi sulla sicurezza online.

Proteggere i lavoratori: dalla formazione alla fornitura di dispositivi di sicurezza

La sicurezza sul lavoro e la protezione dei lavoratori sono delle responsabilità cruciali per qualsiasi azienda. Per garantire un ambiente di lavoro sicuro, le aziende devono spendersi nella promozione della cultura della sicurezza, sia formando i propri dipendenti adeguatamente, sia fornendo, se necessario, tutti i dispositivi di sicurezza e di protezione individuale indispensabili per evitare al meglio infortuni ed incidenti sul lavoro.

Ma per la costruzione di un ambiente di lavoro sicuro, l’impegno dell’azienda non basta; esso, infatti, nasce dalla collaborazione tra gli sforzi dell’azienda e quelli dei lavoratori, che si devono impegnare nell’applicare quanto appreso e nel corretto utilizzo dei mezzi di protezione che vengono loro forniti, anche quando questi strumenti appaiono come non necessari.

La formazione sulla sicurezza sul lavoro svolge un ruolo di particolare importanza nel ridurre al minimo i rischi presenti all’interno dell’ambiente lavorativo, perché questa insegna ai lavoratori proprio ad accorgersi e ad evitare i pericoli con cui potrebbero entrare a contatto a causa delle proprie mansioni ed anche quali sono le migliori pratiche per prevenire incidenti ed infortuni.

Oltre alla formazione, un ruolo di estrema importanza viene svolto anche dai dispositivi di sicurezza che l’azienda mette a disposizione dei lavoratori dopo averli opportunamente formati. Questi dispositivi possono essere diversi a seconda dell’azienda per cui si lavora e dalle mansioni che si ricoprono, ma, per alcuni dispositivi, è previsto un corso di addestramento specifico fornito da un’azienda per la sicurezza sul lavoro per utilizzarli al meglio.

Naturalmente, ci sono diverse altre iniziative che vengono prese per la creazione di un ambiente di lavoro sicuro. Le aziende devono investire diverse risorse nella protezione dei propri lavoratori dai diversi rischi in cui potrebbero incorrere, ma, in generale, la formazione e l’utilizzo dei dispositivi di protezione sono le due aree principali.

Il ruolo della formazione nella sicurezza sul lavoro

La formazione sulla sicurezza sul lavoro e sui rischi che vengono affrontati durante lo svolgimento delle proprie mansioni svolge un ruolo fondamentale nella creazione di un ambiente lavorativo il più possibile privo di rischi. Un ambiente davvero sicuro, infatti presuppone che tutti coloro che vi lavorano siano a conoscenza non solo delle potenziali fonti di pericolo, ma anche di come affrontare al meglio le diverse emergenze che potrebbero verificarsi durante l’orario lavorativo.

Il processo di formazione non si ferma soltanto allo svolgimento di un corso sulla sicurezza sul lavoro della durata di qualche ora; si tratta di procedimento continuo e costante, che coinvolge i lavoratori di tutti i livelli e che faccia comprendere a tutti coloro che vi partecipano l’importanza della prevenzione dei rischi.

A seconda dei casi, ai lavoratori potrebbe essere richiesto di frequentare corsi per il rischio elettrico, corsi per il lavoro in spazi confinati, per i lavori in quota o per la conduzione di mezzi specifici. Esistono diversi enti che si occupano di formazione sul lavoro che lavorano sia in presenza che da remoto, tramite internet.

Lo scopo della formazione nella sicurezza sul lavoro, dunque non è banalmente solo quello di creare un ambiente sicuro informando i lavoratori sui rischi che potrebbero incontrare durante le ore lavorative, ma anche quello di creare una vera e propria cultura della sicurezza che renda ogni singolo dipendente partecipe sia nella creazione dell’ambiente di lavoro sicuro che nella sua preservazione.

La fornitura dei dispositivi di sicurezza

Per garantire la sicurezza di qualsiasi lavoratore a rischio di infortunio, l’azienda si impegna a fornire dei dispositivi di protezione individuale. Questi strumenti, che dipendono dal ruolo e dalle mansioni del lavoratore, svolgono un ruolo di estrema importanza nella riduzione del rischio di incidenti ed infortuni, proteggendo il lavoratore, per quanto possibile, dai potenziali danni fisici che potrebbe subire.

Oltre a fornire questi dispositivi, le aziende devono investire sempre su nuovi dispositivi di protezione individuale e per formare i propri lavoratori al loro corretto utilizzo; ad esempio, il corso DPI III Categoria a Torino di Net istruisce i lavoratori proprio sulle norme di utilizzo dei dispositivi di protezione individuali di terza categoria, ovvero quelli forniti ai lavoratori che corrono pericoli di infortuni potenzialmente letali durante il lavoro.

Naturalmente, il ruolo dei lavoratori in questo contesto è quello di utilizzare i dispositivi che vengono loro forniti in maniera corretta, seguendo le indicazioni ricevute durante l’addestramento. Inoltre, il lavoratore ha il compito di contribuire alla sicurezza del luogo di lavoro, evitando attivamente, per quanto possibile, sia i rischi a cui vengono esposti, sia le condotte potenzialmente pericolose per sé stessi o per altri durante lo svolgimento delle proprie mansioni.

In conclusione, il compito dell’azienda è quello di proteggere i propri lavoratori dotandoli degli strumenti adatti per evitare pericoli ed infortuni, ovvero corsi per la formazione sulla sicurezza sul lavoro e strumenti che riducano il rischio di infortuni e ferimenti in caso di incidenti; ma i lavoratori sono tenuti ad utilizzare questi mezzi al meglio delle proprie possibilità ed a collaborare co l’azienda per la creazione di un luogo di lavoro sicuro e a norma.

Sicurezza sul lavoro: cosa fare in caso di incendio

La sicurezza dovrebbe essere una priorità assoluta in qualsiasi ambito professionale. La protezione di ogni lavoratore da possibili incidenti e situazioni di pericolo deve necessariamente essere di primaria importanza per ogni azienda. Per questo motivo è importante addestrare il proprio personale a gestire le emergenze, rivolgendosi ad un’agenzia che si occupi di sicurezza sul lavoro.

Gli incendi sul luogo di lavoro rappresentano, senza ombra di dubbio, una delle situazioni di emergenza più pericolose che si possono verificare; in questi casi, formare il personale ad un’adeguata prevenzione risulta essere assolutamente fondamentale. Tutti i lavoratori devono essere in grado di identificare correttamente tutti i potenziali fattori di rischio, in modo da poter evitare l’incendio ancora prima che accada, non solo assumendo un comportamento cauto e previdente, ma anche disinnescando situazioni potenzialmente pericolose che stanno avvenendo.

Al fine di arginare il più possibile il rischio, però, un personale ben addestrato non basta. È necessario effettuare un’accurata valutazione dei rischi ed elaborare dei piani di sicurezza che prevedano sia misure di prevenzione degli incendi, sia misure di sicurezza antincendio.

Misure per la prevenzione degli incendi

L’implementazione di misure adeguate per la prevenzione degli incendi sul posto di lavoro non solo aumenta la probabilità che questi non si sviluppino, ma sono utili anche per riuscire a contenere gli incendi e a non farli propagare quando sono già in atto. Come già affermato in precedenza, per la prevenzione degli incendi è utile sia addestrare il personale, tramite un corso antincendio, sia far effettuare una valutazione accurata dei potenziali rischi di incendio all’interno dell’azienda da una ditta specializzata.

Oltre a queste misure si può intervenire per l’installazione di sistemi di rilevamento del fumo e allarmi antincendio, che consenta una tempestiva individuazione dell’incendio e aiuti a fermarlo quando si trova ancora nelle fasi iniziali. Qualora questi sistemi siano già presenti, si può intervenire per potenziarli e renderli maggiormente affidabili e precisi.

Inoltre, andrebbero evitati accumuli di materiali e rifiuti infiammabili, che possono costituire un rischio per la sicurezza. Immagazzinare gli oggetti infiammabili lontani da potenziali fonti di pericolo e, se possibile, in piccole quantità e disfarsi rapidamente dei rifiuti sono azioni che possono evitare l’inizio o il propagarsi di un incendio.

Un’adeguata manutenzione delle apparecchiature elettriche è fondamentale per scongiurare il rischio di incendi, soprattutto per i macchinari di grosse dimensioni. Effettuare regolari controlli ed agire prontamente con controlli straordinari quando sorge un problema è tra le più importanti azioni di prevenzione che si possano fare.

Un’ultima precauzione per scongiurare i rischi di incendio è quella di eseguire regolarmente ispezioni per garantire lo stato dei diversi dispositivi antincendio e verificare che le misure messe in atto per scongiurare il pericolo stiano venendo rispettate.

Norme di comportamento in caso di incendio

In casi si verifichi un incendio, è importante che tutti i lavoratori agiscano rapidamente e all’unisono rispettando le norme di comportamento che sono state illustrate loro durante i corsi sulla sicurezza sul lavoro. Come prima cosa, ai lavoratori deve essere spiegato che farsi non bisogna farsi prendere dal panico, ma rimanere calmi e razionali. La paura è un meccanismo naturale di difesa, ma il panico fa perdere di lucidità e può causare la compromissione della capacità di prendere decisioni.

Se si scorge per primi un incendio di piccole dimensioni che non è ancora stato rilevato dai rilevatori di fumo, bisogna dare l’allarme, in modo da mettere in allerta immediata tutti i colleghi, che potranno così procedere all’evacuazione, oppure, se si ritiene di poter fermare l’incendio in sicurezza ed in breve tempo, è possibile provare a domarlo utilizzando gli estintori.

Se si sente l’allarme antincendio, è buona norma contattare i servizi di emergenza ed i soccorsi mentre si effettuano le procedure di evacuazione, in modo da poter fornire ai servizi di emergenza tutte le informazioni necessarie e permettergli di intervenire ancor più rapidamente. Questa azione, però, deve essere compiuta solo se non ostacola in alcun modo il proprio svolgimento delle normali procedure di evacuazione.

Come viene spiegato durante il corso antincendio, l’evacuazione deve essere fatta seguendo il percorso prestabilito che porti più rapidamente al di fuori dell’edificio. Tuttavia, i lavoratori devono sempre evitare di avvicinarsi a fonti di fumo e fiamme, scegliendo, se necessario, differenti percorsi di evacuazione.

La formazione dei lavoratori, quindi, si rivela essere assolutamente necessaria sia per la prevenzione degli incendi, sia per la gestione delle situazioni di emergenza. Per questo motivo, diverse agenzie che offrono corsi per la sicurezza sul lavoro, sia in presenza che online, offrono la propria competenza in campo di sicurezza per preparare al meglio tutti i membri dell’azienda alle diverse situazioni di pericolo che possono ritrovarsi ad affrontare.

Che cosa è la malattia professionale e come si ottiene l’indennità ad essa collegata

La malattia professionale è una delle principali tematiche, per cui occorre definire un buono studio di prevenzione, per quanto riguarda l’importantissimo aspetto della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.

Per definire la malattia professionale, si può dire che quest’ultima è una patologia che nasce a causa dell’attività lavorativa, caratterizzata da una azione pressocché lenta, non violenta e non concentrata all’interno dell’organismo del lavoratore. In questo senso, interviene anche l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), che arricchisce la definizione della malattia professionale descrivendola come “”una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo””: in accordo a questa definizione, la malattia professionale manifesta in maniera piuttosto lenta i sintomi ed i segnali ad essa collegati e relativi.

Prima di procedere e prima di capire come è possibile ottenere una diagnosi di malattia professionale e come quest’ultima possa essere riconosciuta, anche al fine di ottenere una indennità, va specificato che la malattia professionale è molto diversa dalla più generica malattia, che non è collegata al proprio ambiente di lavoro; inoltre, la malattia professionale si distingue anche dall’infortunio, che è rappresentato da un evento traumatico verificatosi durante l’orario di lavoro e sul luogo di lavoro.

Fatte queste doverose premesse, possiamo immergerci più in profondità all’interno del mare magnum rappresentato dalla tematica della malattia professionale.

Come è possibile ottenere una diagnosi di malattia professionale

Ottenere una diagnosi di malattia professionale è un processo molto lento: questo aspetto, però, non deve destare stupore, dal momento che la stessa malattia professionale ha uno sviluppo molto lento nel corso del tempo e questo fa sì che sia molto difficile individuarla e identificarla. Questo sviluppo e, quindi, questi processo sono molto lenti a causa del fatto che, prima di manifestare eventuali sintomi legati alla malattia professionale, il lavoratore deve essere stato esposto per un lungo periodo di tempo ai vari fattori di rischio (che, per preservare il diritto alla sicurezza sul lavoro, andrebbero sempre prevenuti).

Per fornire un esempio che possa spiegare questo fattore, prendiamo in esame la silicosi, una malattia professionale legata ai polmoni, che si verifica nel momento in cui questi ultimi sono stati esposti a lungo al biossido di silicio. I primi sintomi legati a questa malattia, così come tutti quelli legati a qualunque altra malattia professionale, ci impiegano diverso tempo a rendersi visibili e, di conseguenza, identificabili.

Nel caso della silicosi e delle altre eventuali e possibili malattie professionali, non appena si avvistano i primi segnali e i primi sintomi, è il caso di rivolgersi al proprio medico di base o ad un Medico del Lavoro, che effettuerà tutte le necessarie visite mediche e i doverosi accertamenti medici, al fine di scongiurare l’ipotesi della malattia professionale o di confermarla.

Come è possibile ricevere il riconoscimento della malattia professionale e la relativa indennità

Una volta ricevuta la diagnosi di malattia professionale (per cui potrebbe essere anche necessaria la sorveglianza sanitaria), è il caso di capire come è possibile ricevere il riconoscimento di questa malattia: per farlo, occorre effettuare una denuncia di malattia professionale all’INAIL. Questa denuncia va fatta attraverso la presentazione di un modulo, che deve essere compilato da chi si occupa della diagnosi di malattia professionale e, quindi, dal Medico del Lavoro (o dal proprio medico di base).

Per la presentazione di questa denuncia, il medico ha cinque giorni di tempo a partire dal momento della effettiva diagnosi. La denuncia di malattia professionale, inoltre, deve presentare al suo interno:

  • i dati del lavoratore;
  • i dati dell’azienda;
  • il luogo di lavoro;
  • il settore di appartenenza;
  • la retribuzione del lavoratore;
  • il certificato medico, legato alla malattia sviluppata dal lavoratore, che deve essere descritta nei particolari.

Una volta ricevuta questa denuncia l’INAIL può:

  • rifiutare questa richiesta di riconoscimento di malattia professionale. In questo caso, il lavoratore ha diritto a presentare ricorso, che è a sue spese, entro tre anni;
  • accettare e riconoscere la malattia professionale. In questo caso, il lavoratore ha la possibilità di percepire una indennità.

Ma come funziona e in che cosa consiste l’indennità da malattia professionale? Innanzitutto, va detto che solo nel caso in cui la malattia professionale riscontrata impedisca al lavoratore di tornare a svolgere le sue mansioni, quest’ultimo ha il diritto di ricevere questa indennità. In questo caso, l’INAIL è tenuta a corrispondere al lavoratore un indennizzo, a partire dal quarto giorno successivo alla manifestazione della malattia, che consiste:

  • nel 60% della retribuzione completa del lavoratore per i primi novanta giorni;
  • nel 75% della retribuzione completa del lavoratore dal novantunesimo giorno e fino a completa guarigione.

A seconda della malattia professionale, inoltre, l’INAIL può anche decidere di pagare al lavoratore le cure ambulatoriali, la fornitura di eventuali protesi, di eventuali ortesi o di eventuali presidi, un assegno per l’assistenza personale continuativa e molto altro ancora.

Chi ha diritto allo smart working: una panoramica generale

Lo smart working (anche noto come lavoro agile) è diffuso a livello mondiale da moltissimi anni ed è una risorsa per moltissimi lavoratori. Qui in Italia, questa tipologia di lavoro ha conosciuto la sua massima diffusione a partire dal mese di marzo del 2020, periodo in cui l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 lo ha reso in qualche modo necessario, per evitare di sospendere nettamente tutte le attività produttive.

Da quel momento, i lavoratori italiani si sono dimostrati molto disponibili nei confronti dello smart working, che è una modalità lavorativa che offre moltissimi vantaggi: tra questi, vanno menzionati sicuramente la flessibilità e l’autonomia delle proprie attività lavorative. D’altro canto, però, lo smart working richiede al lavoratore anche un certo livello di responsabilità, di capacità di organizzazione e, soprattutto, di orientamento al risultato.

Lo smart working, quindi, rappresenta una possibilità che non va affatto trascurata, dal momento che i vantaggi riscontrati dai lavoratori sono moltissimi (oltre ai due che abbiamo menzionato qualche riga fa). In questo senso, dunque, è importante capire quali lavoratori hanno diritto allo smart working.

Proprio di questo argomento ci occuperemo nel corso di questo articolo, in cui definiremo nel dettaglio che cosa è il diritto allo smart workingche cosa è lo smart workingchi ne ha diritto. Iniziamo subito!

Che cosa è il diritto allo smart working

Prima di comprendere che cosa sia il diritto allo smart working, principio che sta alla base anche della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, occorre spiegare in che cosa consista questo diritto.

Innanzitutto, il diritto allo smart working rappresenta un enorme cambiamento, che tocca svariati livelli: quello culturale, quello dell’organizzazione delle aziende, quello dell’organizzazione degli spazi interni alle aziende, quello del cambiamento dei piani generali di sicurezza e così via. Tutti questi assetti e questi concetti, con la diffusione dello smart working, hanno conosciuto una necessaria ripianificazione, basata sul principio di flessibilità del lavoratore e sul principio di collaborazione tra i lavoratori e il datore di lavoro e tra i lavoratori stessi.

Questo diritto, quindi, che spetta ad alcune specifiche tipologie di lavoratori, prevede un certo impegno sia da parte dell’azienda, che potrebbe prendere la scelta di promuoverlo, sia da parte degli stessi dipendenti, che devono sforzarsi nello sviluppare una propria autonomia e una propria organizzazione, mirata comunque all’orientamento e al raggiungimento dei risultati.

Ora che abbiamo chiarito che cosa sia il diritto allo smart working e l’importanza che ha sotto moltissimi punti di vista, anche a livello aziendale (basti pensare, per esempio, alla riorganizzazione della valutazione dei rischi), occorre capire invece che cosa sia lo smart working e occorre capire chi ha l’effettivo diritto di richiederlo: facciamolo insieme nel prossimo paragrafo.

Che cosa è lo smart working e chi ha il diritto di richiederlo

Nel corso degli anni appena trascorsi, in cui lo smart working è stato una risorsa necessaria per il nostro Paese e per il suo andamento, questa nuova modalità di lavoro è stata vista come una vera e propria rivoluzione all’interno del mondo del lavoro, che ha cambiato nel profondo la nostra cultura e la nostra organizzazione in questo senso.

Ma che cosa è, nello specifico, lo smart working? Secondo la definizione fornita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo smart working “”è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; è una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività“”.

Per snocciolare meglio questa definizione, potremmo dire che lo smart working è una modalità di lavoro che prevede di poter eseguire le attività lavorative sia all’interno dei locali aziendali sia all’esterno e che, dunque, non ha vincoli per quanto riguarda la postazione. I vincoli rimangono, invece, per quanto riguarda i limiti massimi dell’orario di lavoro, sia giornalieri sia settimanali, che vengono stabiliti dal Contratto Collettivo di Lavoro Nazionale (CCNL).

Specificato questo, quindi, chi ha diritto allo smart working? Il diritto allo smart working appartiene alle seguenti categorie:

  • lavoratori fragili (all’interno dei quali ci sono le seguenti categorie: anziani, pazienti immunodepressi, pazienti oncologici e via dicendo);
  • lavoratori che hanno a carico figli minori di 14 anni, a patto che entrambi i genitori siano lavoratori e che non percepiscano nessun tipo di aiuto da parte dello Stato. In questo caso, solamente uno tra i due genitori può fare richiesta di smart working;
  • lavoratori che hanno a carico figli disabili.

In tutti questi casi, i lavoratori possono fare richiesta di smart working e, di conseguenza, l’azienda e il datore di lavoro sono tenuti a riconoscere il loro diritto a questa modalità di lavoro, che consentirà loro una migliore organizzazione della loro vita.

Lavoratori fragili: tutto quello che c’è da sapere su questa categoria di lavoratori

I lavoratori fragili sono una categoria di lavoratori che esiste da sempre, ma che dopo la pandemia legata al Covid-19 hanno ricevuto sicuramente più attenzioni, dal momento che necessitavano di più tutele.

In questo articolo, ci dedicheremo proprio a questo importante tema, cercando di comprendere più nello specifico chi sono i lavoratori fragili e quali sono i diritti e le tutele a loro riservati. Prima di cominciare, però, possiamo già affermare con certezza quale sia stata, specialmente durante la pandemia, la tutela maggiormente messa in pratica per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori fragili: stiamo parlando, ovviamente, dello smart working, la modalità di lavoro da remoto, che però non è applicabile a tutte le mansioni e a tutti i ruoli lavorativi.

Chi, per esempio, lavora all’interno delle fabbriche, chi è tenuto alla presenza in ufficio perché ha a che fare con clienti o fornitori e molte altre categorie di lavoratori, pur non potendo usufruire dello smart working hanno il diritto ad essere tutelati, sia per motivi di salute sia per motivi personali. Nel corso di questo articolo approfondiremo, ovviamente, anche questa importante tematica.

Quindi, non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo subito dalla definizione della categoria dei lavoratori fragili.

Chi sono i lavoratori fragili

In prima battuta, la prima definizione di lavoratori fragili o meglio della condizione di fragilità, è stata data dal Ministero della Salute nel corso del 2020: con il termine fragilità, secondo questa definizione, si intende fare riferimento a “”quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto””

I lavoratori fragili vengono definiti, all’interno di un Decreto Legge successivamente emanato dal Ministero della Salutepubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, come quei lavoratori caratterizzati da una “”marcata compromissione della risposta immunitaria””. Per questa categoria di lavoratori, dunque, occorre una particolare attenzione per quello che riguarda il tema della salute e della sicurezza sul lavoro.

Ma a che cosa è dovuta questa marcata compromissione della risposta immunitaria, che caratterizza i lavoratori fragili? Le cause, che devono essere certificate sottoponendosi a determinate e specifiche visite mediche, possono essere le seguenti:

  • trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
  • attesa di trapianto d’organo;
  • trapianto di cellule staminali (entro due anni dal trapianto);
  • patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi o mielosoppressivi;
  • terapie a base di cellule T;
  • dialisi e insufficienza renale cronica e grave;
  • immunodeficienze primitive;
  • immunodeficienze secondarie;
  • sindrome da immunodeficienza acquisita (meglio conosciuta come AIDS).

Oltre a tutti i soggetti che presentano queste patologie, sono considerati lavoratori fragili anche coloro che soffrono di almeno tre delle seguenti condizioni patologiche:

  • obesità;
  • scompenso cardiaco;
  • ictus;
  • fibrillazione atriale;
  • cardiopatia ischemica;
  • epatite cronica;
  • diabete mellito;
  • bronco-pneumopatia ostruttiva cronica.

Così come le cause che abbiamo elencato precedentemente, anche per quanto riguarda queste ulteriori patologie è necessario che siano certificate da un medico di Medicina Generale, specializzato in Medicina del Lavoro.

Quali sono i diritti e le tutele riservati ai lavoratori fragili

A questo punto, siamo giunti al momento in cui è necessario approfondire il tema dei diritti e delle tutele destinati e riservati ai lavoratori fragili. Ne elencheremo principalmente due, che sono quelli più applicati, a seconda della mansione lavorativa che si esegue per la propria professione: lo smart working e la sorveglianza sanitaria.

Lo smart working

Lo smart working (al quale ci si riferisce anche attraverso il termine lavoro agile) è stato definito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali come una particolare modalità di lavoro a tutela dei lavoratori fragili. Più nello specifico, questa modalità di lavoro consente di non avere limiti legati agli orari di lavoro o agli spazi in cui il lavoro stesso si esegue; l’accordo relativo allo smart working, va preso tra il dipendente lavoratore e il datore di lavoro, che nel caso dei lavoratori fragili è tenuto alla tutela della loro sicurezza e della loro salute.

Lo smart working, inoltre, si basa su alcuni principi, che sono quelli della flessibilità, dell’autonomia, dell’auto-organizzazione e della produttività. Questo vale anche nel caso dei lavoratori fragili, a cui è concesso lavorare in modalità da remoto con lo scopo di salvaguardare il loro stato di salute già compromesso.

La sorveglianza sanitaria

La sorveglianza sanitaria, invece, viene definita all’interno del Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro e consiste in quell’insieme di procedure mediche che hanno lo scopo di tutelare lo stato di salute e di sicurezza dei lavoratori, in particolar modo di quelli appartenenti alla categoria dei lavoratori fragili.

Ad occuparsi della sorveglianza sanitaria è il medico competente, conosciuto come Medico del Lavoro, che viene nominato dal datore di lavoro e che ha il compito di effettuare tutti gli opportuni e specifici accertamenti circa lo stato di salute dei lavoratori, anche allo scopo di individuarne una eventuale fragilità.

Rumore nell’ambiente di lavoro: quali sono i Dispositivi di Protezione Individuale per l’udito

Il rumore nell’ambiente di lavoro è una tematica molto importante per quanto riguarda la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, tanto importante da essere trattato all’interno del Decreto Legislativo 81/2008, in cui viene espressamente stabilito che il datore di lavoro è tenuto ad occuparsi della tutela dei lavoratori contro i danni originati da eventuali rumori.

Esistono delle precise e circoscritte misure di prevenzione in questo senso, che sono caratterizzate dalla sorveglianza sanitaria, dalla sostituzione delle attrezzature che risultano essere troppo rumorose, dalla formazione degli stessi lavoratori – che devono essere sempre aggiornati su queste tematiche – e, ovviamente, anche dall’utilizzo di appositi e specifici Dispositivi di Protezione Individuale (meglio noti come DPI).

In questo articolo, affronteremo nel dettaglio proprio questo argomento, elencando quali sono i Dispositivi di Protezione individuale per l’udito; prima, però, nel paragrafo che segue immediatamente, capiremo meglio che cosa di intende per rumore all’interno dell’ambiente di lavoro.

Che cosa si intende per rumore all’interno dell’ambiente di lavoro

La tematica della tutela della salute e della sicurezza del lavoro è sempre di massima importanza e, in questa tematica, rientra anche l’argomento del rumore all’interno dell’ambiente di lavoro.

Ma che cosa si intende esattamente per rumore in questo senso? Il rumore all’interno dell’ambiente di lavoro viene definito come un insieme di oscillazioni irregolari e acustiche all’interno del suddetto ambiente e, dal punto di vista del lavoratore, queste oscillazioni possono risultare estremamente limitanti e disturbanti. Inoltre, questo rumore può prendere anche il nome di inquinamento acustico.

Ma a che cosa è legato questo inquinamento acustico? Tendenzialmente, pare sia collegato ad una eccessiva esposizione a rumori di più o meno alta intensità, che possono causare moltissimi danni alla salute del lavoratore. Più nello specifico, gli effetti dell’inquinamento acustico sul lavoratore possono essere di tre tipologie diverse:

  • lo spostamento temporaneo della soglia acustica, che con il passare del tempo può portare a problemi ben più gravi;
  • l’ipoacusia a causa di un trauma uditivo acuto, che è caratterizzata da un dolore costante e da sintomi come vertigini e lacerazione del timpano;
  • l’ipoacusia a causa di un trauma uditivo cronico, che è l’unica di queste tipologie ad essere irreversibile.

Visti gli effetti di questo inquinamento acustico, è doveroso anche indagare quali sono le cause, che coincidono con i rumori dei macchinari che sono tendenzialmente presenti all’interno di vari luoghi di lavoro. Tra questi, per esempio, abbiamo l’industria del legno, i call center, le aziende di trasporti, quelle di agricoltura e via dicendo.

Quali sono le diverse tipologie di Dispositivi di Protezione Individuale per l’udito

La prevenzione dell’inquinamento acustico e del rumore all’interno dell’ambiente del lavoro è fondamentale e va studiata attraverso un accurato rilievo rumori e da una conseguente pianificazione dei migliori piani generali di sicurezza possibili,

Un punto fondamentale di questi piani generali di sicurezza è sicuramente quello dei Dispositivi di Protezione Individuale per l’udito, che sono gli otoprotettori, le cuffie anti-rumore e i tappi anti-rumore.

Gli otoprotettori

Gli otoprotettori sono una particolare tipologia di Dispositivi di Protezione Individuale per l’udito, i quali, per essere prodotti, necessitano dell’impronta dell’orecchio del lavoratore che li indosserà, attraverso una forma di silicone. Questi otoprotettori sono, quindi, personalizzati e sono caratterizzati da un fattore molto importante: consentono al lavoratore di sentire i rumori di fondo, senza isolarli completamente, ma ad ogni modo proteggendoli dall’inquinamento acustico, che sarebbe dannoso per la loro salute.

Esistono due diverse tipologie di otoprotettori, che si distinguono sulla base del loro materiale e che sono i seguenti:

  • gli otoprotettori in resina morbida;
  • gli otoprotettori in resina dura, nettamente migliori rispetto agli altri, dal momento che hanno una durata maggiore e una migliore condizione igienica.

Le cuffie anti-rumore

Le cuffie anti-rumore, così come gli otoprotettori, sono Dispositivi di Protezione Individuale per l’udito e, in questo senso, vengono utilizzati perché sono in grado di ridurre notevolmente la percezione dei vari ed eventuali rumori. Queste cuffie anti-rumore sono molto utili nei contesti lavorativi troppo rumorosi, dal momento che riescono a proteggere il canale uditivo di qualunque lavoratore li indossi.

Anche di cuffie anti-rumore ne esistono diverse tipologie, da scegliere sulla base delle proprie esigenze e delle proprie necessità.

I tappi anti-rumore

I tappi anti-rumore funzionano esattamente come una specie di barriera protettiva, che ha il compito di isolare il timpano dai rumori esterni. Sono, quindi, a tutti gli effetti dei Dispositivi Individuali di Protezione per l’udito e vanno inseriti nella parte esterna dell’orecchio, avendo cura di non superare i 15 millimetri di profondità.

Per quanto riguarda il materiale, i tappi anti-rumore sono realizzati con silicone, che è l’ideale per:

  • ridurre l’acufene;
  • prevenire eventuali otiti;
  • diminuire il volume dei rumori all’interno del luogo di lavoro.

Oltre a tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore, va anche detto che i tappi anti-rumore sono perfetti per migliorare la concentrazione all’interno dell’ambiente di lavoro, annullando così ogni eventuale distrazione.

Occhiali o lenti durante le attività lavorative: il rimborso da parte dell’azienda

Il tema della sicurezza del lavoro tocca tutti i settori lavorativi e, ovviamente, non solo quelli più pratici e apparentemente più rischioso: anche i lavori al PC, anche detti lavori con videoterminali, devono rispettare alcune specifiche leggi e normative, che con il passare del tempo si fanno sempre più dettagliate e meticolose.

Solamente il 22 dicembre dello scorso anno, la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata a questo proposito, attraverso la sentenza 392, all’interno della quale ci si è concentrati proprio su quello che è l’argomento di questo articolo: l’utilizzo degli occhiali o delle lenti durante l’attività lavorativa. Sull’utilizzo in sé degli occhiali o delle lenti durante l’attività lavorativa, in realtà, non c’è molto da dire, dal momento che se un lavoratore ha la necessità di indossare questi strumenti per poter lavorare in maniera efficace è giusto – e anche raccomandato – che li indossi.

L’argomento su cui la Corte di Giustizia Europea si è concentrata nella sentenza 329 riguarda un altro tipo di discorso, cioè a chi spetta la spesa riguardante questi strumenti. La Corte di Giustizia Europea è stata molto chiara: è l’azienda stessa a dover fornire gli occhiali o le lenti o a dover rimborsare le spese sostenuti dai lavoratori.

Ma che cosa stabilisce la normativa più nel dettaglio? E quali sono gli obblighi a carico dell’azienda rispetto a questa importante tematica? Scopriamolo insieme, rispondendo rispettivamente a queste due domande nei due paragrafi successivi.

Occhiali o lenti durante le attività lavorative: che cosa stabilisce la normativa

Il tema della sicurezza sul lavoro è un tema sempre molto caro alla Comunità Europea, la quale, proprio per questo motivo, stabilisce delle leggi e delle normative sempre molto chiare e molto precise, a salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Per quanto riguarda l’utilizzo di occhiali o di lenti durante le attività lavorative e, in particolar modo, al sostegno di questa spesa, abbiamo già chiarito che cosa dice la sentenza 392 pronunciata proprio dalla Corte di Giustizia Europea. Prima di questa sentenza, però, ne era presente già un’altra – più precisamente la direttiva 391 – datata 1989, che riguardava proprio “”l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro””, anche attraverso l’attuazione di una frequente e approfondita valutazione dei rischi, sulla base della quale costruire dei funzionali ed efficaci piani generali di sicurezza.

L’anno successivo, nel 1990, la Corte di Giustizia Europea si è di nuovo pronunciata su questa questione, attraverso la direttiva 270, in cui si fa uno specifico riferimento a quello che riguarda il lavoro con i videoterminali, cioè i PC, i display, i monitor e così via. A riguardo di questo specifico argomento, all’interno di questa direttiva si trovano dei chiari obblighi e delle chiare tutele per tutti i lavoratori che fanno uso di videoterminali durante le loro attività lavorative; ancora più nello specifico, nell’articolo 9 di questa direttiva che porta il titolo di Protezione degli occhi e della vista dei lavoratori, la Corte di Giustizia Europea sancisce delle regole precise per quanto riguarda questo argomento, che sono le seguenti.

  • Attraverso questo articolo, viene introdotto l’obbligo di una visita oculistica sia prima di iniziare l’attività lavorativa con videoterminali sia durante tutto il periodo di attività, con una certa costanza e periodicità, al fine di monitorare l’andamento della vista dei lavoratori.
  • Per quanto riguarda, invece, più strettamente l’argomento degli occhiali (o delle lenti), in questo articolo è stabilito che i lavoratori sono tenuti a ricevere questi dispositivi, nel caso in cui gli esiti delle visite mostrino una difficoltà visiva e, di conseguenza, la necessità di occhiali (o di lenti).

Occhiali o lenti durante le attività lavorative: quali sono gli obblighi a carico dell’azienda

Viste le regole stabilite dalla normativa vigente, abbiamo chiarito che l’azienda ha l’obbligo di sostenere le spese relative agli occhiali e alle lenti per tutti i lavoratori che ne hanno bisogno. In altre parole, quindi, il lavoratore non è tenuto a sostenere questo tipo di spese.

Ma come può, quindi, un lavoratore sollevarsi da questi costi? Per farlo, ci sono due diverse modalità.

  • La prima modalità consiste nel rimborso da parte dell’azienda dei costi sostenuti dai lavoratori.
  • La seconda modalità, invece, prevede che sia obbligo dell’azienda quello di fornire gli occhiali o le lenti ai lavoratori,

Il lavoratore, in questo modo, è completamente tutelato, così come vengono tutelate la sua sicurezza e a sua salute durante le ore e le attività lavorative, che possono mettere a dura prova difetti della vita già esistenti o possono crearne di nuovi.

L’azienda, quindi, dal canto suo, deve impegnarsi a promuovere e a sostenere il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, che passa anche attraverso l’argomento che abbiamo affrontato in questo articolo, cercando di offrirne un quadro generale completo e chiarificatore di tutti i dubbi.